Sassari.

«Gravissimi disordini nel carcere di Bancali» 

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Lanci di bombolette di gas, pezzi di termosifone divelti, sputi e minacce contro gli agenti della polizia penitenziaria. Due giorni fa in carcere a Bancali, secondo il sindacato Uspp, sarebbero andati in scena dei "gravissimi disordini", come li definisce in un comunicato. Tensioni che, a parere dei vari sindacati, sono ormai la norma. Come teatro degli scontri la sezione ex art. 32, un reparto dove si trovano, si specifica nella nota, “detenuti sottoposti a regime chiuso e ad alta sorveglianza". Proprio questi avrebbero fatto esplodere le bombolette e usato i pezzi di termosifone come armi, oltre ad aggredire i poliziotti. Per calmare le acque, afferma l’Unione dei sindacati di polizia penitenziaria, “si sono dovuti accorpare due turni di servizio e lavorare per ore, attraverso la mediazione e la de-escalation”, evitando così che le frizioni potessero peggiorare ancora di più.

Ma per l'organizzazione l’episodio rivela una problematica più ampia. “Alcuni detenuti- si rimarca- arrivano apertamente a proclamarsi “padroni del carcere”, convinti di poter gestire autonomamente dinamiche e regole interne, in un clima di totale perdita di rispetto verso il personale in uniforme”. E dal punto di vista tecnico i punti rischiosi sarebbero anche altri. “Numerosi blindi risultano danneggiati o non perfettamente funzionanti- riporta l’Unione nella nota- Questo ha costretto il personale a presidiare manualmente le chiusure delle celle per impedire la fuoriuscita di oggetti pericolosi, con un enorme spreco di risorse umane e un aumento esponenziale del rischio per gli operatori”. (e.fl.)

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