C’è un Gramsci che ascolta, che annota, che si appassiona a un’aria d’opera o a un concerto sinfonico. Un Gramsci che, tra le pieghe della militanza politica e dell’elaborazione teorica, riflette sulla musica come chiave per comprendere il popolo. È questo il protagonista de “Il romanzo popolare musicato. Antonio Gramsci e la musica”, il saggio di Felice Todde per Il Maestrale che sarà presentato stasera, alle 17, alla Fondazione Enrico Berlinguer, in via Emilia 39 a Cagliari.
L’iniziativa è promossa dall’Istituto Gramsci della Sardegna in collaborazione con il Gramsci Lab e l’Associazione Culturale Gramsci e vedrà la partecipazione dell’autore, di Tore Cherchi, Irma Toudijian, Francesco Leone e Gian Piero Liori.
Il volume
Il libro ripercorre l’intero itinerario musicale di Antonio Gramsci: dall’infanzia e dagli anni del liceo, quando emerge una conoscenza diretta della musica popolare sarda anche sul piano esecutivo, fino agli anni torinesi e al periodo trascorso tra Russia, Vienna e Roma. È soprattutto a Torino che si concentrano le esperienze decisive: tra il 1916 e il 1918 Gramsci scrive numerosi articoli per l’Avanti! — perlopiù non firmati — dedicati a operette, opere liriche e concerti. Il saggio affronta anche il nodo delle attribuzioni, analizzando questa produzione giornalistica e ricostruendo, con rigore e brillantezza, contesti, programmi e perfino i cast delle esecuzioni recensite, restituendo nomi e volti degli interpreti. Da queste pagine prende forma un’idea destinata a diventare centrale: il melodramma italiano come “romanzo popolare musicato”, equivalente musicale del grande romanzo nazionale europeo — da Dickens a Balzac fino ai russi — e in particolare nell’opera di Giuseppe Verdi, molto apprezzato da Gramsci insieme a Richard Wagner. Senza le intense esperienze musicali torinesi, suggerisce Todde, difficilmente il pensatore sardo avrebbe potuto elaborare la sintesi acuta e folgorante sul melodramma italiano che compare nei Quaderni del carcere.
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