La sentenza dei giudici della Corte d’Appello è arrivata in un momento delicato per la maggioranza che governa la Regione. Il Pd e la governatrice del M5S sono ai ferri corti da settimane, dalle nomine dei dg delle Asl di Cagliari e Olbia decise su due piedi dalla presidente e assessora ad interim alla Sanità e giudicate prive di fondamento giuridico dai democratici. Che hanno subito chiesto ad Alessandra Todde una verifica di metà mandato, ma da attuarsi solo una volta terminata la tregua siglata dalle due parti per la campagna referendaria. Quindi da oggi.
Effetti politici
Ieri però è anche arrivata la sentenza che libera definitivamente Alessandra Todde dal macigno della decadenza. Ne esce rafforzata? Di certo ora ha la sicurezza di restare presidente della Regione fino a scadenza naturale del mandato, cioè fino al 2029. Quindi sì, ora Todde è più forte. Tanto da tenere il pallino in mano nelle trattative col Pd che dovrebbero portare a un rimpasto della Giunta subito dopo Pasqua? Sì, dal punto di vista dei pentastellati. Ma per i Dem non cambia nulla. I malumori sulla gestione della sanità restano, e adesso il partito guidato da Silvio Lai è pronto a rilanciare un’ampia campagna d’ascolto strutturata sui bisogni di salute dei cittadini nei vari territori dell’Isola. Il Pd non è contento dell’azione di governo su un comparto così importante e non intende far finta di niente. Per esempio, non intende far nulla per evitare la seduta straordinaria sullo stato della sanità sarda chiesta dalle opposizioni. Anche se, probabilmente i 5S riusciranno quanto meno ad ottenere un rinvio a dopo Pasqua: se andrà così si saprà oggi dopo la capigruppo convocata dal presidente Comandini proprio per fissare il nuovo calendario dei lavori.
Le posizioni
Tornando alla decisione in appello, il Pd non si aspettava nulla di diverso: «Dopo il pronunciamento della Consulta, al quale si è arrivati anche grazie alla forte volontà del Pd, era chiaro che il quadro fosse stato chiarito in modo definitivo», ha spiegato Silvio Lai. Comunque, questa vicenda ci consegna una responsabilità: migliorare le norme per impedire in futuro altre forzature istituzionali. Ora, chiusa la vicenda giudiziaria, la parola torna alla politica, alle norme da scrivere e al merito delle politiche da promuovere». Per Fausto Piga (FdI) «la sentenza avrà pure cancellato la decadenza, ma non l’opacità e le gravi irregolarità di Todde. Il Campo largo può anche festeggiare ma non provi a parlare a vanvera di onestà e legalità». Secondo il presidente dell’Assemblea Piero Comandini «è una buona notizia per i sardi e la Sardegna che ha bisogno di stabilità e continuità amministrativa». Per i leghisti Michele Ennas (coordinatore) e Dario Giagoni (deputato) «la sentenza conferma la sanzione a dimostrazione che i gravi fatti contestati a Todde sono accaduti, allo stesso tempo crea un precedente che apre a scenari indefiniti che rischiano di scardinare definitivamente il sistema di trasparenza che dovrebbe valere per ogni candidato». Infine Giuseppe Frau (Uniti con Alessandra Todde): «Possiamo affermare che la decisione della Corte d’Appello rappresenta una sconfitta delle speranze nutrite dall’opposizione di sbarazzarsi della presidente non nel confronto democratico e politico ma nei tribunali». (ro. mu.)
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
