Energia.

Gnl a Cagliari, il Tar riapre la partita 

I giudici ordinano a ministeri e Regione di dare una risposta «entro 30 giorni» 

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«Il silenzio serbato è illegittimo». Così i giudici del Tar di Roma hanno definito la risposta mai data da quattro ministeri e dalla Regione Sardegna alla Sardinia Lng, la srl che dal 2017 vorrebbe costruire un rigassificatore di gnl nel Porto canale di Cagliari. Il 12 marzo il Tribunale amministrativo della Capitale ha reso pubblico l’esito del ricorso presentato dalla società imponendo agli uffici nazionali e territoriali di prendere una decisione «entro trenta giorni». Stavolta «con un provvedimento espresso».

L’ordinanza

È il consigliere regionale Alberto Urpi (Sardegna 20venti) a sollevare il caso. «Dopo anni di attesa, è finalmente scritta la parola fine allo stallo amministrativo» che sta attraversando tre legislature. Non per caso: il progetto, che prevedeva in origine un investimento da 130 milioni di euro, è osteggiato da sempre dagli abitanti di Giorgino, contrari a quel deposito costiero che dovrebbe occupare qualcosa come 78mila metri quadrati, per una capacità di 22mila metri cubi. In buona sostanza l’impianto è stato pensato per trasformare in gnl il gas che arriva congelato. Allo stato liquido, conservato a temperature intorno ai -160 gradi. Per Urpi, «questa sentenza conferma quello che sosteniamo da tempo: non è accettabile che un’infrastruttura strategica resti bloccata per anni senza una decisione. Il Sud Sardegna ha bisogno di metano subito, per ridurre i costi energetici di famiglie e imprese e sostenere il sistema produttivo».

L’iter

Per prendere forma il deposito costiero – che dovrebbe sorgere in linea d'area a quattrocento metri dal Villaggio dei Pescatori, di qui l’opposizione dei residenti nel borgo di Giorgino – deve essere autorizzato a Roma e a Cagliari. Alla Regione, in particolare, in caso di accoglimento del progetto spetta firmare l’intesa con la società privata. Ma i giudici amministrativi hanno ravvisato «inerzia» nell’azione (mancata) degli uffici sardi. In quasi nove anni la srl non ha mai ricevuto né un sì né un no «alla realizzazione e all’esercizio di un impianto di stoccaggio di gnl attraverso il terminale al Porto canale». Oltre alla Regione, davanti ai giudici amministrativi sono finiti i ministeri dell’Ambiente, dell’Economia, delle Imprese e delle Infrastrutture.

I tempi

Nelle quattordici pagine di ordinanza, firmata dalla presidente Elena Stanizzi, con Marco Savi estensore, è scritta la cronistoria. Era il 3 luglio 2017 quando l’iter venne avviato dall’allora Mise, il dicastero dello Sviluppo economico. Quattro anni più tardi arriva «il giudizio positivo di valutazione di impatto ambientale». Ma nessun via libero definitivo. Tutto si ferma nuovamente. Seguono diffide e contenziosi. L’ultimo davanti al Tar del Lazio che ha dichiarato «fondato» il ricorso. I giudici accolgono i rilievi della srl e obbligano le amministrazioni chiamate in causa a «concludere il procedimento entro trenta giorni con un provvedimento espresso». Ministeri e Regione sono stati anche «condannati, in solido, al pagamento delle spese alla ricorrente, quantificate in tremila euro, oltre gli accessori di legge».

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