Iran.

Gli Usa si rafforzano  in Medio Oriente Pahlavi: «Attaccate» 

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NEW YORK. La pressione americana sull’Iran aumenta: il Pentagono valuta l’invio di ulteriori forze in Medio Oriente, con l’arrivo della portaerei Lincoln e di sistemi di difesa aerea, in vista di un possibile attacco statunitense che però, per ora, resta congelato. I toni di Donald Trump appaiono più cauti: su Truth ha espresso “grande rispetto” per la decisione iraniana di cancellare 800 impiccagioni.

Sul fronte politico, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, chiede apertamente un intervento militare Usa: «La Repubblica islamica – sostiene – cadrà, il nodo non è se, ma quando». Senza un’azione armata statunitense, aggiunge, ci vorranno più tempo e più vittime. Dal National Press Club di Washington ha invocato attacchi mirati contro l’apparato repressivo delle Guardie rivoluzionarie, affermando di voler solo aiutare gli iraniani a liberarsi.

Trump non ha ancora sciolto le riserve. I suoi consiglieri lo mettono in guardia dal rischio di un conflitto regionale più ampio e dall’incertezza sull’efficacia di un raid, soprattutto se limitato. Proseguono intanto le consultazioni con gli alleati: il presidente ha parlato più volte con il premier israeliano Netanyahu, mentre a Washington è arrivato il direttore del Mossad. Anche Russia e Paesi arabi spingono per una de-escalation. La decisione finale spetta però a Trump, la cui imprevedibilità lascia aperti tutti gli scenari.

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