Le virtù di Sos Enattos sono ben note agli scienziati e a chi qui ha lavorato. «Grazie per l’opportunità che date a questi luoghi sacri», dice l’ex direttore della miniera, Luca Loddo, accogliendo gli ospiti. «Stiamo costruendo una squadra formidabile, capace di mettere a sistema competenze scientifiche, tecnologiche e industriali per realizzare un’infrastruttura europea distribuita unica al mondo», sottolinea Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Spiega Fabio Florindo, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: «L’ET è una sfida scientifica straordinaria, richiede competenze multidisciplinari e forte collaborazione tra enti di ricerca e istituzioni. La capacità di conoscere ogni più piccolo tremore della terra, grazie anche a geologia, geofisica e ricercatori dell’Ingv, sarà fondamentale per ascoltare i segnali più lontani dell’universo. Il progetto dimostra come la ricerca e le grandi scoperte nascano dalla condivisione delle conoscenze e dal lavoro comune».
«Il silenzio del sottosuolo di Sardegna e Sassonia è una risorsa straordinaria per la scienza: solo in questa quiete ET potrà cogliere i segnali più deboli provenienti dagli eventi estremi dell’universo», dice Roberto Ragazzoni, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica che contribuisce al progetto con l’astronomia multimessaggera: «Sotto il suolo per ascoltare la fusione di due stelle, sopra per osservarne la luce». «La sfida - dice Maria Luisa Ariu, segretaria Cisl - è fare in modo che questa opportunità si traduca in benefici concreti per il territorio».
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