Memorie solide.

Gli oggetti ci parlano:  ad Oristano memoria e identità 

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«Casa è dove lasciamo le ciabatte», scrive il poeta Damiano Sinfonico in una sua poesia. Un verso apparentemente semplice, che tuttavia coglie qualcosa di essenziale. Sono spesso gli oggetti più banali e quotidiani a definire chi siamo, a segnare i confini tra il familiare e lo sconosciuto, tra il proprio e l’altrui. Eppure, proprio a quegli oggetti tendiamo a dare poco valore, trascurandoli o dimenticandoli come se fossero semplici accessori della vita.Non la pensa così Silvia Bencini, borsista di ricerca presso l’Università degli Studi di Firenze, che attorno agli oggetti quotidiani costruirà il laboratorio “Memorie solide”, che si terrà stasera, alle ore 17.30, al Centro servizi culturali Unla di Oristano, dedicato al profondo legame che unisce gli oggetti alla storia, alla memoria e all’identità di ciascuno di noi.

L’iniziativa muove dalla riflessione che gli oggetti che attraversano le nostre vite non sono presenze neutre. «Una vecchia fotografia custodita in un cassetto, un utensile tramandato di generazione in generazione, un giocattolo ritrovato per caso in soffitta», spiega Bencini, «ciascuno di questi porta con sé un carico di esperienze, relazioni e tradizioni che merita di essere ascoltato e raccontato. Il laboratorio intende esplorare proprio questo territorio, indagando il ruolo degli oggetti come strumenti di narrazione autobiografica e come dispositivi capaci di costruire memoria, tanto individuale quanto collettiva».

Un appuntamento, insomma, che invita a guardare diversamente gli oggetti di casa, scoprendo che nelle cose più semplici e quotidiane si nascondono spesso le radici più profonde di chi siamo.

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