L’inchiesta.

Gli affari sulla pelle dei migranti 

Un hub illegale in centro per i viaggi dal Nord Africa: «Possiamo guadagnare molto» 

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Un’organizzazione ben strutturata, con risorse economiche ingenti, complici con compiti precisi a Cagliari, nel resto della Sardegna e in Algeria. Un “hub” nel centro città, quartier generale delle principali attività illegali con gli stessi migranti prime vittime. Perché durante i viaggi della speranza non sono purtroppo mancate le tragedie: almeno cinque – quelle accertate – i morti.

A capo del gruppo, sgominato giovedì all’alba dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento della Procura con l’esecuzione di otto provvedimenti in carcere, secondo le accuse c’era Jassim Ahmed Dali, 26 anni, algerino da tempo domiciliato a Vallermosa con base operativa a Cagliari. Era lui, come emerso dalle indagini degli investigatori coordinati dal dirigente Davide Carboni e dal pubblico ministero Danilo Tronci, a occuparsi di tutto, impartendo gli ordini: il reclutamenti dei migranti da trasportare in Sardegna dietro il pagamento di 2.500 euro, il reperimento delle imbarcazioni e degli scafisti incaricati delle traversate in mare, la scelta dei giorni e degli orari delle partenze, l’assistenza all’arrivo nelle coste meridionali dell’Isola e quella successiva nei centri di accoglienza, fino ad arrivare alla predisposizione dei documenti falsi per consentire ai migranti di lasciare la Sardegna e raggiungere la Francia e il resto dell’Europa.

La piazza

Tra i collaboratori più stretti, tutti algerini, di Ahmed Dali – come emerso dalle indagini svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali ma anche con pedinamenti e osservazioni – c’erano Nour Eddine Chelloufi, 27 anni di Selargius, cognato di Ahmed Dali, incaricato della contraffazione dei modelli “C3” per la richiesta di protezione internazionale, e Seif Eddine Zaidi (21enne, Cagliari). Quest’ultimo molto attivo in piazza Matteotti: incontrava i migranti irregolari arrivati nell’Isola per altre via, a cui vendere i documenti falsi da utilizzare per proseguire il loro viaggio verso l’Europa. Altri incaricati della contraffazioni dei documenti erano Akram Brinis (28, Quartu) e Seif Eddine Boukhatam (25, Monastir). In carcere anche i presunti scafisti: Rabah Farouk Madaoui (37 anni, domiciliato a Silì), Redouane Khemar (38, Monastir) e Abdel Kader Assas (26, Sassari).

I guadagni

Che l’organizzazione fosse ben strutturata e avviata, anche da parecchio tempo, lo confermerebbero i dialoghi intercettati. Ahmed Dali, in una conversazione con Assas, evidenzia come sulla rotta da Annaba viaggiavano tanti migranti senza problemi e ha parlato anche della possibilità di realizzare grossi guadagni. Il tutto anche grazie alla collaborazione con Hassane Adoudi, 39 anni, tunisino residente a Marsiglia, noto con il nome di Tyson, presunto finanziatore del gruppo e indagato, così come Hamza Hadj (23) e Mohamed Ouadjih Nebili (27). Le intercettazioni, ma anche le testimonianze di alcuni migranti sentiti subito dopo gli sbarchi, hanno permesso di stabilire che ogni persona pagava 2.500 euro. L’organizzazione riusciva a ipotizzare un guadagno tra i 15 e 20mila euro a traversata. E Ahmed Dali era pronto a fare il salto, organizzando in queste settimane nuovi viaggi dall’isola tunisina di La Galite con i potenti e veloci gommoni Phanton. Progetti, come quello del trasporto di droga, che andavano avanti fino a luglio: da qui l’urgenza del fermo, a firma del pubblico ministero Tronci, anche per il concreto pericolo di fuga. Ieri la giudice Elisabetta Patrito ha convalidato i fermi confermando la misura in carcere. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Francesca Aramu, Lia Bussa, Gianluca Aste, Albertina Zanda, Antonio Giovanni Piras, Salvatore Madau, Antonello Casula e Antonio Enna.

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