Giorgia Meloni torna ad attaccare i magistrati: «Una parte politicizzata» continua «a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa», ha detto in un video sui social, commentando la vicenda di un «cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne: per lui alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro».
I testi degli uffici
La polemica si riaccende in piena campagna per il referendum sulla giustizia. E nel giorno in cui si apre un nuovo fronte sul guardasigilli Carlo Nordio. Gli uffici del ministero hanno già messo mano ai decreti attuativi, malgrado la riforma sia ancora nel limbo: sarà il referendum del 22 e 23 marzo a stabilire se entrerà effettivamente in vigore o se verrà bocciata. «Non c’è nulla di pronto e definitivo - ha precisato Nordio, commentando la notizia pubblicata da Il Domani - Si sta lavorando a delle bozze preparatorie per non arrivare impreparati, laddove passasse il Sì». I decreti attuativi definiscono il modo in cui le misure vengono messe concretamente in pratica: vengono dunque adottati a leggi approvate in via definitiva.
Salvini si smarca
E l’opposizione attacca: «Quella di Nordio è una guerra bella e buona ai magistrati - dice il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro - E in guerra vale tutto, anche scrivere in anticipo le leggi attuative». E il M5S: «Siamo abituati all'arroganza del governo Meloni. Tutto lascia pensare che i decreti attuativi della riforma costituzionale siano già scritti, evidentemente il governo pensava di aver vinto il referendum ma la realtà sta dicendo tutt’altro». Anche il vicepremier Matteo Salvini critica Nordio, ma per aver definito «paramafiose» le logiche del Csm: «Come ho commentato le parole di Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito».
«Confronto apertissimo»
La tempistica dei decreti attuativi non è usuale. Anche perché il governo aveva assicurato che sarebbero stati scritti dopo un confronto con i magistrati. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano - si nota in ambienti di governo - solo un paio di settimane fa aveva ribadito «la disponibilità al confronto sulle norme attuative», assicurando che «il governo non ha la pretesa di proporre norme attuative al Parlamento senza un confronto tecnico e di merito con magistratura e avvocatura». Un’apertura ribadita nelle scorse ore da Nordio: «Su queste bozze è apertissimo e auspicabile il dialogo per trovare la maggior convergenza possibile tra magistratura, avvocatura e mondo accademico». Intanto non si placa l’altra polemica contro il ministro, quella sulla richiesta dell’elenco dei cittadini che hanno finanziato il Comitato per il No vicino all’Anm. «L’ho già detto e lo ripeto, si tratta di un atto dovuto a seguito della richiesta di un parlamentare - ha spiegato Nordio - Non vedo dove sia il problema nella trasparenza». Ma il Pd chiede al ministro di riferire in Aula già nelle prossime ore. Nordio, aggiunge per il M5S Giuseppe Conte, «non può sguinzagliare i suoi capi di gabinetto per cercare di buttare fango sulla Anm o su tutti coloro che sostengono il no».
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