Nuovo affondo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul referendum. In un'intervista al Tg5, l’appello ai cittadini a recarsi alle urne: «Il tema riguarda tutti perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà, lavoro. Se la giustizia non funziona ricade sui cittadini». Meloni ha difeso la riforma, definendola «tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per convincere», respingendo l’accusa di voler sottomettere la magistratura alla politica e affermando che la separazione delle carriere rafforza lo Stato di diritto.
Sul fronte opposto, l’opposizione resta compatta. La segretaria del Pd Elly Schlein sostiene che la riforma indebolisce l’indipendenza dei magistrati; Giuseppe Conte (M5s) denuncia un tentativo di evitare inchieste sgradite sui politici; Avs chiede all’Agcom un confronto sulle presunte fake news della campagna per il sì.
La tensione si riflette anche tra i comitati: a piazza Cavour, simbolico punto della maratona oratoria per il sì, Forza Italia attacca i comitati per il no; il costituzionalista Enrico Grosso, presidente del comitato “Giusto dire No”, definisce la riforma punitiva verso la magistratura e rifiuta di pubblicare l’elenco dei finanziatori del comitato, come richiesto dal ministero della Giustizia. Le polemiche investono anche le recenti dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, definite «imbarazzanti» da Matteo Salvini.
Nella maratona per il sì, gli interventi puntano sul merito della riforma, con punzecchiature simboliche, come quello della presidente del comitato “Cittadini per il sì”, che legge una lettera immaginaria di Enzo Tortora a Gratteri, e Francesco Petrelli, presidente del comitato “Camere penali per il sì”. Stefano Ceccanti, del comitato “Sinistra per il sì”, attacca il Pd sostenendo il rispetto della Costituzione. In piazza una folta rappresentanza di parlamentari di Forza Italia evidenzia le assenze di Fratelli d’Italia e del comitato “Sì riforma”, suggerendo un intervento diretto di Meloni solo nelle battute finali della campagna. Il protagonismo meloniano passa anche dal sottosegretario Alfredo Mantovano, mentre si insiste sui costi della “mala giustizia”. Sul fronte del no, partiti e comitati proseguono la campagna e preparano la chiusura del 18 marzo.
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