Tertenia.

«Giù le mani dalla nostra scuola» 

Millecinquecento in piazza per difendere l’autonomia, sfilano anche i bambini 

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Tertenia. La pioggia concede una tregua e i millecinquecento cittadini di Tertenia possono dar voce alla loro protesta. Scesi in piazza ieri mattina, dànno fiato ai fischietti, voce agli slogan, polmoni al dissenso, affidano pensieri a cartelli multicolori. Sanguina il cuore di una comunità che non vuol perdere un’autonomia scolastica considerata non soltanto una questione di burocrati e scrivanie. Un preside a Tertenia significa specificità, ricchezza di iniziative e di contenuti. La gente teme che una proposta educativa da gestire in condominio con Bari Sardo, Cardedu e Loceri deprima l’offerta formativa per i 364 alunni che frequentano l’istituto comprensivo del paese: scuola dell’infanzia, elementari e medie.

Il sindaco

L’amministrazione comunale, insieme a quella di Ilbono, ha già mosso i suoi passi, mettendo mano alla carta bollata. Contro la scelta del ministero e della direzione scolastica regionale (cui è passata la patata bollente perché la Regione si è chiamata fuori) sta preparando un ricorso al Tar con cui punta a riprendersi ciò che le è stato tolto. «La decisione di sacrificare la nostra autonomia - tuona Giulio Murgia, sindaco del paese - rappresenta l’ennesimo arretramento dello Stato sul nostro territorio».

Le mamme

Tra saracinesche abbassate – la serrata è totale – il fiume di gente s’ingrossa. Anche il parroco, don Joilson Macedo («la Chiesa è vicina alla comunità»), sfila accanto ai ragazzi e ai loro genitori. Secondo i quali la battaglia è legittima perché in ballo c’è il futuro dei propri figli. Si fanno sentire nel corteo che parte dall’asilo, si snoda attraverso le strade del paese e arriva in Municipio. «Siamo scesi in piazza oggi, uniti e a voce alta», urla Michela Loi, una mamma, «per difendere qualcosa di inestimabile: l’autonomia della nostra scuola e, con essa, il futuro dei nostri figli. Con un colpo di spugna, una decisione calata dall’alto e priva di qualsiasi confronto con il nostro territorio ha stabilito la soppressione dell’istituto comprensivo di Tertenia, disponendo il suo accorpamento a quello di Bari Sardo. Questo non è un semplice e innocuo riordino burocratico. È una profonda ferita alla nostra dignità di comunità».

Le prof

Gli appelli più accorati arrivano dalle insegnanti, in coro. Sara Senette scava a fondo. «L’istituto comprensivo di Tertenia – dice – rappresenta uno dei poli scolastici più rilevanti del territorio ogliastrino. È un bacino solido, vitale, perfettamente in grado di sostenere la propria autonomia. Non siamo di fronte a una realtà marginale o residuale, ma a una scuola che forma generazioni di studenti e che costituisce un riferimento anche per gli istituti superiori della zona». Ivana Murgia, che ha organizzato la grande manifestazione, fa capire quanto sia grave perdere centralità. «Perdere l’autonomia – osserva – significa perdere valore e capacità decisionali del Consiglio d’istituto. Verrebbe meno quel potere delle idee attualmente fondato sul contesto socio culturale del nostro paese». Il malcontento è altissimo, esplode. «E speriamo che questa rivolta – auspica Gianna Piras – serva a salvare l’autonomia della nostra scuola».

Il timore

La battaglia è in atto ma Guido Pisu, insegnante in pensione, ex sindaco o oggi consigliere comunale di minoranza, teme che il recinto sia stato chiuso quando i buoi erano già scappati. «Questa è una decisione che arriva da lontano – osserva – e Tertenia si è svegliato troppo tardi».

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