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Giovani, qualificati e in fuga dal Sud Sardegna 

Il dato peggiore d’Italia. Il Nord attrae under 35 dal Meridione, dove crolla la natalità 

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Il Nord Italia cresce, l’altra metà continua a perder pezzi. Con la Sardegna che conquista un doppio piazzamento in negativo per la migrazione di giovani. Cervelli in fuga, con biglietto spesso di sola andata, laurea, qualifiche e specializzazioni in valigia, che lasciano in massa l’Isola per cercare sistemazione altrove. Abbandonando una terra dove l’indice di natalità è ugualmente tra i peggiori e l’età media sempre più alta. Il risultato è un palese squilibrio, frutto di un trend comune in generale a tutto il Mezzogiorno: in sei anni ha visto oltre 300mila under 35 puntare su altri lidi, svuotando città e paesi e gettando ombre scure sul futuro, dato il presente già in grigio.

Allarme Oristano

C’è la provincia del Sud Sardegna, nella metà d’Italia che si restringe e sembra destinata a invecchiare ancora di più: con un meno 13 per cento di giovani di età inferiore ai 35 anni ufficialmente usciti dallo scenario regionale dal 2019 a oggi. La perdita più pesante dell’intero Stivale. Leggermente meno peggio riesce a fare solo Isernia, con un meno 12,2, seguita a brevissima distanza da Oristano: la città di Eleonora registra una variazione - al ribasso - del 12,1 per cento. La terza più alta, a pari merito con Crotone e appena meglio di Potenza (-12%) e Reggio Calabria (-11,9%). In pratica la terra dei centenari perde 13 giovani ogni 100, almeno secondo la media degli ultimi 5 anni. Un’emorragia silenziosa, e inarrestabile. È quanto emerge da un’analisi del Sole 24 ore basata sull’elaborazione dei dati Istat.

Gorizia superstar

Un’istantanea impietosa, che ritrae l’Italia spaccata in due e che viaggia con altrettante velocità. Perché il Mezzogiorno procede in retromarcia: i residenti tra i 18 e i 35 anni sono passati da oltre 4 milioni e centomila nel 2019, a 3 milioni e ottocentomila nel 2026; che in unità equivale a 313mila cervelli in meno. Tendenza opposta rispetto al Nord. Che nello stesso arco di tempo ha guadagnato 240mila giovani. Tra le province virtuose che hanno fatto registrare la crescita più significativa della popolazione giovanile al primo posto c’è Gorizia (+10,9%), alle sue spalle si collocano Genova (+8,4%), Bologna (+8,1%), Pavia (+7,2%) e Reggio Emilia (+6,6%). Seguono Modena, Monza e Brianza, Milano e Bergamo. Tutti territori accomunati da mercati del lavoro dinamici, una importante presenza manifatturiera o universitaria e una maggiore capacità di attrazione nei confronti delle nuove generazioni.

Lo scenario

E se in alto si festeggia, ai piani bassi i numeri preoccupano. Con l’Italia meridionale anticipata dal segno meno ovunque. Sud Sardegna e Oristano a parte, le perdite maggiori sono quelle di Potenza (-12%) e Reggio Calabria (-11,9%). A far loro compagnia anche le altre province calabresi: Catanzaro -11%, Cosenza -9,3% e Vibo Valentia -8%. E non sono solo giovani a partire, perché nella maggior parte dei casi si tratta di profili altamente qualificati, che nella metà d’Italia in crescita trovano sistemazioni professionali e opportunità evidentemente assenti o comunque non sufficientemente valide in casa propria.

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