«I giovani che protestano oggi sono quei bambini che non hanno ancora avuto la possibilità di contare». La riflessione di Caterina Satta, sociologa e docente dell’Università di Cagliari, offre una lettura nuova delle difficoltà delle nuove generazioni: per comprendere il disagio dei ragazzi di oggi bisogna guardare anche all'infanzia e alle opportunità di partecipazione negate.
È uno degli spunti emersi ieri alla Mediateca del Mediterraneo, durante la presentazione del Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica. Al centro del confronto, promosso da Legacoop Sociali e Legacoop Generazioni, la condizione di una generazione di cui si parla molto, ma che continua a sentirsi poco ascoltata e che vive nella difficoltà.
Emorragia di abitanti
Nei numeri, un’Isola che invecchia e perde abitanti. Nel 2025, un milione e mezzo di residenti, il 5,3% in meno rispetto a dieci anni prima. Gli under 15 sono il 10,3% della popolazione, mentre gli ultrasessantacinquenni il 27,4%. Un giovane su cinque tra i 18 e i 29 anni non studia, non lavora e non si forma. Dietro queste cifre, paesi sempre più vuoti, opportunità diseguali e fatica a immaginare un futuro.
Le cause
Il confronto sposta l’attenzione sulle cause. Elena Marta, docente dell’Università Cattolica e componente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, invita a superare l’immagine di una generazione disinteressata. «I giovani vogliono partecipare, ma percepiscono di contare poco». Dalla ricerca emerge il desiderio di esperienze, ruoli e responsabilità. «Contare significa sentire che il proprio contributo ha un senso».
Il problema comincia molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. «Se a otto anni nessuno ti chiede nulla – prosegue Satta – a 20 avrai sfiducia». Nei piccoli centri diminuiscono i coetanei, gli spazi di aggregazione e i servizi, mentre bambini e adolescenti restano esclusi dalle decisioni che li riguardano. Da qui la proposta di coinvolgerli nella vita delle comunità, costruendo relazioni tra scuola, famiglia e Terzo settore. Valentina Cuzzocrea, sociologa e docente di sociologia dell'ateneo cagliaritano, cita le recenti mobilitazioni e le difficoltà formative, di mobilità e di salute mentale. «Guardandole, possiamo capire dove sta andando la società», osserva, invitando a riconoscere le nuove sensibilità che si affiancano alle tradizionali rivendicazioni.
Come trasformare le analisi in azioni? Andare oltre gli incentivi, propone Andrea Pianu, responsabile di Legacoop sociali Sardegna, e collegare lavoro, diritto alla casa e autonomia, come sostiene Michele Schirru, coordinatore nazionale di Generazioni legacoop.
Le istituzioni
Le risposte delle istituzioni regionali presenti si concentrano sull’accompagnamento dei giovani nelle diverse fasi della vita: dal Piano regionale dei servizi alla persona 2026-2028 e dai programmi come Pippi e “Prendere il volo” all’ascolto attivo di richieste e bisogni, come l’assessora al Lavoro Desiré Manca. Il direttore generale Luca Mereu ricorda NewGens, piano dell’Aspal da 80 milioni di euro per competenze e inserimento lavorativo, mentre la presidente dell’Anci Daniela Falconi rimarca le specificità dei piccoli comuni.
Il Rapporto lascia una domanda aperta: a che servono nuove misure se chi dovrebbe beneficiarne continua a non contare nelle decisioni? La Sardegna rischia di perdere non soltanto i suoi giovani ma anche la loro fiducia.
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