Amsterdam. Nasce il governo di Rob Jetten e apre una nuova stagione per l'Olanda. A quattro mesi dal voto vinto di misura sull’ultradestra di Geert Wilders, il leader dei liberal-progressisti dei D66 - 39 anni da compiere il 25 marzo - è il più giovane premier della storia dei Paesi Bassi, stretti tra il malcontento per la crisi abitativa e lo scontro sulla migrazione. La sua promessa di riportare l’Olanda nel cuore dell’Europa passa per un esecutivo di minoranza di centrodestra: con i suoi D66 si sono alleati i liberali del Vvd - il partito che fu di Mark Rutte, oggi guidato dalla vicepremier Dilan Yesilgoz - e i cristiano-democratici di Henri Bontenbal. Con 66 seggi - 9 sotto la maggioranza - dovrà costruire consenso dossier per dossier, mentre le opposizioni sono già sul piede di guerra. Difesa rafforzata - con un già contestato aumento della spesa ribattezzato “tassa Nato” - sostegno all’Ucraina, conti in ordine e linea dura contro gli eurobond, con Eelco Heinen alle Finanze, sono i cardini di un programma di destra,con la prevista stretta sull'immigrazione e tagli al welfare per finanziare difesa e sicurezza. A segnare il tono di Jetten è l’europeismo dichiarato. «I populisti si battono con una campagna costruttiva per il proprio Paese», aveva detto dopo il voto.
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