L’incontro

Genitori e figli nel nome dell’impresa 

Salvato, prorettore dell’Università Bocconi: «Le aziende di famiglia più solide sul mercato» 

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Attraverso le generazioni e attraverso le tempeste. Se c’è un’impresa che, più di altre, negli ultimi vent’anni ha saputo reggere l’urto delle crisi e conservarsi, sino a inseguire una crescita insperata, è quella familiare. È quanto emerge dai dati raccolti dall’Osservatorio Aub (Aidaf, Unicredit, Bocconi), illustrati dal prorettore vicario dell’Università Bocconi Carlo Salvato nella sala multimediale “Giorgio Pisano” dell’Unione Sarda, nell’evento organizzato dalla community Bocconi Alumni, a Cagliari guidata dal Chapter Leader Alberto Piras. «Abbiamo osservato, su vent’anni di dati», spiega Salvato, «le crisi finanziarie del 2008-2009 e la crisi Covid più recente. In entrambi i casi le aziende familiari sono riuscite a crescere e a ritornare a livelli di redditività e di profittabilità superiori al periodo precedente alla crisi più velocemente rispetto alle aziende non familiari».

Genitori e figli

È la forza delle radici, in grado di resistere alle frane, al passare dei decenni e degli scossoni che la storia inevitabilmente porta con sé: «Il tema per il futuro», prosegue il docente della Bocconi, «è quello della transizione generazionale. Abbiamo osservato quella di tutte le aziende: è un processo che dura nel tempo e che, dai nostri dati, migliora la performance aziendale. Dopo qualsiasi passaggio dalla generazione senior a quella junior c’è sempre una crescita, in particolare quando i successori hanno intrapreso studi superiori, hanno fatto esperienze al di fuori dell’azienda familiare e all’estero. Le parole chiave sono competenza e confronto». Un passaggio di consegne che non avviene mai dall’oggi al domani, come evidenzia il professor Salvato: «Più di un terzo delle transizioni prevede un periodo di convivenza tra le due generazioni, quella uscente e quella entrante, che possiamo chiamare di “mentorship”. Qui i giovani possono apprendere gradualmente dai genitori, accedendo anche a quelle competenze che non si imparano nelle scuole». Il momento della riflessione sulla transizione generazionale, sul cedere il testimone, arriva per qualsiasi capitano d’impresa. Lo sa bene anche Sergio Zuncheddu, imprenditore ed editore del gruppo L’Unione Sarda: «Comincio a pensarci», ammette. «Per gli imprenditori di prima generazione non è facile. Gli imprenditori si identificano nelle aziende, soprattutto quando le hanno create. E spesso sono un sistema che funziona, con competenze, esperienze, valori. Per me, dopo le mie cinque figlie, viene l’azienda. Io vorrei che mi sopravvivesse, e dalle cronache vediamo che non sempre succede: non è una questione di attaccamento “alla roba”, penso piuttosto a un attaccamento a un qualcosa, creato dal niente, che vive, che pulsa, che ha persone che ci lavorano. È anche un tema di responsabilità».

Scelte di vita

Più o meno quello che a un certo punto della sua carriera imprenditoriale deve aver pensato anche Carlo Enrico Giulini, padre di Tommaso, attuale presidente di Fluorsid, oltre che del Cagliari Calcio. Ma in questo caso il passaggio di consegne fu meno automatico, perché “il giovane” pianificava una vita diversa. «Un giorno», racconta Giulini, «mio padre mi disse: “Il direttore commerciale di Fluorsid va in pensione. Ti va di vedere cosa ho fatto nella mia vita?”». Inizialmente titubante, si lasciò convincere: «In quel periodo l’attività andava molto male. Però mi sono detto “Perché no? Direttore commerciale, viaggerò tanto”. Ero giovane, ho accettato la sfida e mi son trovato subito molto bene».

Il ruolo della famiglia

Tra le testimonianze, quella di Francesca Fadda, vicepresidente del gruppo CFadda. La sua è un’impresa di famiglia in cui regna la condivisione di idee - raramente si decide a maggioranza, quasi sempre per unanimità - ma la transizione generazionale, spiega, non può comunque essere data per scontata: «La chiave è affidare l’azienda a persone perché in possesso di competenze, e non solo perché parte della famiglia. Chi effettua un passaggio di consegne ha un ruolo fondamentale nel lasciare spazio a chi intraprende un nuovo percorso, ma anche nell’accompagnarlo e guidarlo per sviluppare le proprie peculiarità e consentirgli di portare una nuova visione». Per Alessandra Argiolas, responsabile dell’organizzazione per Argiolas Formaggi, oltre alle competenze, è cruciale la fiducia: «Nelle proprie capacità, nelle proprie risorse, soprattutto quelle umane». Ma poi, per attraversare le generazioni, serve il confronto: «Le vecchie generazioni sanno darci l’esperienza, ma anche quella disillusione che ha chi ne ha vissute tante. I giovani invece danno entusiasmo, idee nuove. Così i “grandi” imparano a lasciare spazio, i “ragazzi” a prenderselo».

Il momento economico

È anche il confronto, lo scambio di idee, che porta le imprese familiari a resistere alle crisi con più successo, e osservare le incertezze del futuro più prossimo con maggior consapevolezza. L’esempio è chiaro nel settore del turismo, “minacciato” dal terremoto geopolitico. Diana Zuncheddu, Ceo dell’Hotel Abi d’Oru, mostra fiducia: «Le incognite ci sono sempre, ed è inutile curarsi di quelle che non controlli. Nel nostro caso non c’è tanto un calo della domanda quanto un tempismo più lungo nella conferma delle prenotazioni. Ma io credo», chiarisce Diana Zuncheddu, «che proprio in un momento di instabilità ciò che è stabile tornerà a brillare. Non abbiamo niente da temere, siamo al centro del Mediterraneo, siamo un’isola sicura e questo alla fine prevarrà su destinazioni che sino a poco tempo fa erano concorrenti dirette. Bisogna avere pazienza e nervi saldi».

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