Bruxelles. All'indomani del polverone sollevato dalle parole di Mark Rutte sulle basi italiane, Teheran riaccende il caso contro Roma e tira in ballo Bucarest: «Hanno scelto di colludere nell’aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, citando le parole del Segretario della Nato. Immediata la replica di Giorgia Meloni: «Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran». Nel frattempo il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha telefonato al suo omologo iraniano Abbas Araghchi per ribadire che «l'Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare. E non ha mai autorizzato l'utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l'Iran».
Alta tensione
«L'Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all'aggressione contro l'Iran», è la premessa di Baghaei per accusare i due Paesi, e più in generale l'Europa, di complicità nell'offensiva israelo-americana. Parole che sembrano confermare i timori avanzati da Guido Crosetto proprio a seguito dell'uscita di Rutte nell'intervista a Fox News: se infatti da una parte «le parole “a caso” del segretario generale della Nato, inopportune e superflue - stanno generando una tempesta in un bicchiere d'acqua», dall'altra «rischiano di produrre conseguenze più serie sul piano internazionale», dice il titolare della Difesa.
Scontro interno
Le dichiarazioni di Rutte hanno dato il destro all'opposizione per attaccare il Governo sulle sue posizioni in politica estera. Sia Tajani sia Crosetto si sono resi disponibili ad andare in Parlamento. E spiegare che i voli dalle basi - i cui numeri sono in linea con quelli degli anni precedenti e, in diversi casi persino inferiori» secondo Crosetto - non fanno riferimento ad alcuna azione offensiva, «e attività cinetiche». «Ringraziamo Crosetto, che si è detto pronto a riferire» ma «noi vogliamo che sia Meloni a dare spiegazioni al Parlamento e agli italiani, perché qui la questione non è tecnica bensì politica», dichiarano i capigruppo M5S delle Commissioni Difesa di Senato e Camera, Alessandra Maiorino e Arnaldo Lomuti, che dalla premier chiedono di sapere «perché il Governo abbia fatto la scelta politica di acconsentire all'uso delle basi sul nostro territorio per attività di guerra».
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