Giovanili.

Gallego, l’allenatore-cantante che vuole portare in alto la Primavera 

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Con la salvezza nel playout a maggio, ha mantenuto il Cagliari in Primavera 1 e conquistato il rinnovo con l’Under 20. Alberto Gallego è arrivato un anno fa da collaboratore di Fabio Pisacane e ora segue da vicino i giovani che hanno esordito battendo l’AlbinoLeffe. Pure lì con dedica speciale.

Gallego, come ha vissuto la vicenda di Trepy?

«Avevo fiducia che tutto potesse finire bene: è un ragazzo molto forte che ha avuto un percorso non facile nella sua vita. Eravamo molto preoccupati, con giorni difficili. Sono felice di rivederlo sorridere».

Cosa ha provato dopo la sua riconferma in panchina?

«Una motivazione molto grande, sento tutta la fiducia di Pisacane che mi ha portato qui l’anno scorso e del presidente. Mi sento parte di un progetto più grande in cui cresce l’identità di come gioca il Cagliari».

Adesso allena dall’inizio.

«L’anno scorso la situazione ci ha portato su un calcio diretto. Eravamo più pratici, ora vorremmo una squadra che viaggia insieme con la palla, per creare superiorità alla ricerca di molti triangoli. Soprattutto il concetto della diagonale su cui lavoriamo tanto con la prima squadra, trovare gli spazi per trovare l’uomo libero e arrivare a giocare sull’esterno negli ultimi metri».

Come giudica il gruppo?

«Una squadra molto giovane, che lavora con grande disciplina: è un piacere allenarli, hanno talento e questo mi rende felice. I ragazzi vogliono imparare e c’è molta umiltà. Magari in alcune partite soffriremo l’avere molti 2009, ma mi importa l’atteggiamento».

Quali sono le chiavi a livello psicologico?

«Questi ragazzi sono di un’altra generazione, siamo noi a doverci avvicinare a loro. Osservo molto le loro reazioni e cerco di fare un po’ da psicologo. Un tecnico, soprattutto con i giovani, deve stare attento alla gestione emozionale».

Com’è nato il suo amore per la musica?

«Giocavo nella Primavera del Lleida e mia madre inviò una canzone al Festival di Benidorm, il “Sanremo” spagnolo. Ci sono andato, poi purtroppo mio padre morì proprio in quel periodo e mi offrirono un contratto da cantante molto importante per la mia famiglia. Ho scelto la carriera musicale per 10-12 anni e il mio percorso da calciatore si è fermato. Poi ora ho mia figlia che non è qui e la musica è come una terapia: faccio canzoni per lei, ha appena compiuto 9 anni e in “Vuela Mariposa” parlo anche della forza che dobbiamo avere finché non saremo vicini. Tutti troviamo un modo con cui ci riequilibriamo: per me è la musica».

E se la sua Primavera fosse un genere musicale?

«Un “Pop melodico”, ma penso diventerà un gruppo “Pop Rock” o “Pop Heavy”. Penso possano fare buone canzoni».

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