L’ultimo conto fatto?
«Stamattina ho contato i biglietti venduti».
Roba facilissima per lui che è un ingegnere mancato, ha il cuore a quadretti e fa ridere sempre; persino quando parla di numeri. Perché dice che sono anche filosofia, ti avvicinano al concetto d’infinito e se obietti hai perso in partenza, così aiuta anche alcuni giovani del suo paese (Sant’Antioco) e dintorni che zoppicano con la matematica ed evidentemente non la vedono esattamente come lui. Si è tenuto libero per oggi, Gabriele Cossu, ed è pronto a gettare la maschera per il suo debutto a Carbonia. Parte dal Comunale, questa sera, alle 20.30, e apre il suo tour “Giù la maschera” che inizia a far ridere anche prima. Cossu, comico, attore, interprete - amatissimo - e anima matematica conferma il divorzio - simbolico - da Zara, e per la terza volta corre da solista. Niente personaggi, non si traveste più: c’è solo lui, con quattro monologhi, che ha scritto, dirige e interpreta.
Com’è andata con i biglietti?
«Non c’è male. Grazie».
Cosa c’è dietro la maschera?
«Ci sei deu. Una persona che a 62 anni è ancora molto entusiasta del lavoro e della vita. Mi sento fortunato, ho tante passioni, sono affamato di amicizia e innamorato della cricca e della Sardegna».
Che effetto fa far ridere la gente?
«È bellissimo. Mi dà un’energia incredibile, come se mi proiettasse in un’altra dimensione».
Professione o vocazione?
«Quando ho iniziato era esclusivamente il mio lavoro. Da grande mi sono reso conto che è probabilmente più una missione. Deve avermela assegnata qualcuno».
Dall’alto?
«Non lo so neanche io, ma è stata la gente a farmelo notare. Sentirsi dire grazie per essere riuscito anche solo per un’ora a far staccare le persone dai loro problemi è una grandissima soddisfazione».
Riesce anche a far piangere?
«No. Forse potrei riuscirci improvvisando uno strip-tease».
Ha progetti in questo senso?
«Al momento no, ho ancora troppo bisogno del pubblico».
A lei cosa fa ridere?
«I comici bravi, che stimo. Anche se in realtà nella vita mi fanno ridere un sacco di cose. Tipo le persone che cadono, ovviamente se non si fanno troppo male».
Parliamo di numeri. Fanno ridere anche loro?
«Beh, tranne quelli che dà il commercialista quando faccio la dichiarazione dei redditi. Ma ce ne sono anche altri che fanno male».
Tipo?
«Ci sono numeri che dovrebbero farci divertire, invece creano dipendenza. Penso ai Gratta e Vinci e via dicendo. In realtà anche la tombola è pericolosa: da bambino giocavo con mamma, ma poi ho scoperto che imbrogliava».
Sarà stato tremendo…
«Mi sono ripreso, ma in pratica lo faceva per invogliarmi a giocare sempre di più. Faceva come lo Stato, ti fa credere nella vincita facile, e poi..».
E poi?
«Ho invitato anche quattro amici che hanno la tabaccheria, mi odieranno, dico solo che serve moderazione».
La politica la fa ridere?
«La satira mi ha sempre fatto ridere, ma non credo di saperla fare. Comunque viviamo in un’epoca piena di contraddizioni, capisco la gente che non vuole andare più a votare».
Porta in scena anche i paradossi della società. Ce ne dice uno?
«Abbiamo tantissimi mezzi di comunicazione ma siamo sempre più soli».
Quando ha capito che faceva ridere?
«Al liceo, ovviamente scientifico, ho iniziato imitando la mia professoressa di italiano. Rise, mi disse che avevo grandi capacità e mi consigliò la scuola d’Arte drammatica».
Ha seguito il consiglio?
«Mi sono iscritto in Ingegneria, dopo tre anni ho lasciato e ho iniziato a fare il comico».
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