Bruxelles.

G7, lo spettro dei dazi L’Ue compatta: «I patti si rispettano» 

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Bruxelles. Il primo confronto tra Bruxelles e Washington si è consumato al G7, in videoconferenza. Davanti allo spettro di dazi oltre l'intesa di luglio, riacceso dalle nuove sortite di Trump, l'Europa si è presentata compatta alzando il suo argine: ridare «stabilità e certezza giuridica» alle imprese logorate da annunci e contro-annunci è la priorità. Il «pieno rispetto» dell'accordo Ue-Usa è «fondamentale», ha scandito il capo negoziatore europeo Maros Sefcovic, chiedendo rassicurazioni all'interlocutore statunitense Jamieson Greer, tra le voci più dialoganti dell'amministrazione americana.

«Vogliamo agire rapidamente per evitare nuove incertezze», ha replicato il rappresentante del Commercio Usa, lasciando filtrare l'ipotesi di un cambio di base giuridica per scongiurare un'ulteriore stangata sul continente. Parole che, nella lettura del vicepremier Antonio Tajani, hanno segnato l'avvio di «una fase di dialogo costruttivo», utile a evitare «guerre commerciali» che «non servono a nessuno».

Non abbastanza, tuttavia, per convincere il Parlamento europeo a procedere: l'intesa di luglio sull'aliquota al 15% resta congelata almeno fino all'11 marzo, in attesa di un chiarimento definitivo sul perimetro legale dei dazi americani. «È chiaro che sia l'Ue che gli Stati Uniti intendono onorare l'intesa siglata a luglio», ma davanti ad un contesto «profondamente cambiato», la vera linea di confine sarà capire come quell'accordo verrà rispettato, è stato il messaggio consegnato da Sefcovic agli eurodeputati e agli ambasciatori dei Ventisette dopo la riunione del G7, delineando un confronto destinato a proseguire nei prossimi giorni con nuovi contatti con Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick.

L'obiettivo europeo è chiaro: disinnescare l'ipotesi di un ulteriore 5% di dazi sulle imprese continentali, scongiurando che al 15% si sommi la clausola della nazione più favorita, pari al 4,7%. «Lavoreremo perché gli americani mantengano gli impegni assunti. Mi pare che le risposte di Washington vadano nella direzione del dialogo», ha osservato Tajani, assicurando la compattezza europea attorno al negoziatore slovacco.

A fare da contrappeso nei confronti di Bruxelles, tuttavia, è la pressione di Parigi, che mantiene una postura più assertiva: tra alleati, è stato il richiamo del segretario di Stato al Commercio estero, Nicolas Forissier, «vogliamo essere trattati da pari». Da parte della squadra di Ursula von der Leyen per ora non c'è alcuna volontà di brandire l'arsenale delle ritorsioni: niente attivazione dei controdazi congelati da 93 miliardi di euro, nessun ricorso al bazooka commerciale nelle dichiarazioni di Palazzo Berlaymont.

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