Quattro perquisizioni, con il sequestro dei telefoni e degli account social, e alla fine due denunce per diffusione illecita delle copie digitali de L’Unione Sarda attraverso gruppi su whatsapp e telegram. Uno degli indagati, residente nell’hinterland, secondo le accuse del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale della Sardegna, si occupava di modificare le copie digitali eliminando i codici degli abbonati per poi diffonderle. Una delle indagate, di Pirri, è accusata di aver diffuso illegalmente le copie su piattaforme di messaggistica, in gruppi con numerosi utenti.
La segnalazione
L’inchiesta degli esperti della Polizia Postale, sotto il coordinamento del dirigente Francesco Greco, è scattata dopo la querela presentata dalla società L’Unione Sarda, dopo la scoperta «della diffusione non autorizzata su gruppi di messaggistica privati di copie del giornale digitale presumibilmente riconducibili a tre abbonati». Da qui, come disposto dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, sono scattate quattro perquisizioni a carico di altrettanti indagati, tutti residenti nel Cagliaritano. Grazie all’acquisizione dei telefoni cellulari e degli account social delle persone finite sotto accusa, sarebbero emerse le prove a carico delle due persone poi denunciate. Nel caso dell’indagato, grazie ai controlli sul pc – anche questo sequestrato – sarebbe emerso anche un suo coinvolgimento nella rivendita illecita di abbonamenti ai servizi televisivi a pagamento online.
Il mercato
Dalle indagini svolte dalla Polizia Postale non sarebbero emersi elementi sulla vendita illegale delle copie digitali de L’Unione Sarda (e, come si è poi scoperto, anche di altri quotidiani e riviste) ma solo sulla diffusione. Impossibile ricostruire la diffusione perché i “pdf” del giornale veniva inviato su telegram e whatsapp anche in più gruppi. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Cagliari, prosegue anche per cercare di risalire alla rete organizzativa che si occupa della riproduzione delle copie di quotidiani e riviste, ma anche della vendita di abbonamenti – illegali – per lo streaming televisivo.
I rischi
La nuova indagine, con le due denunce, conferma che il fenomeno della diffusione illegale dei quotidiani digitali esiste sempre così come le conseguenze penali e anche quelle amministrative. Chi scarica e diffonde, anche a conoscenti, i “pdf” dei giornali e delle riviste rischia l’accusa di frode informatica o violazione del diritto di autore e ricettazione. Oltre ovviamente a causare danni ingenti alle società editrici da sempre in prima linea nella battaglia contro i ladri di notizie. Non solo. Chi scarica e utilizza la copia digitale, senza dunque pagare quanto dovuto per l’acquisto, può incappare in sanzioni amministrative. Una conferma che in tantissimi leggono i giornali e, soprattutto in Sardegna, L’Unione Sarda ma in molti tentano ogni modo possibile per non pagarli, commettendo un reato oltre a creare danni ingenti alle case editrici.
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