Ottana.

«Francesco Pio è figlio di tutti» 

Il parroco dà voce al dolore: per sant’Antonio rito religioso senza eventi civili 

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Inviata

Ottana “Perché Signore?”. La domanda del parroco è la stessa della comunità. Ottana è un paese sotto choc. Ogni pensiero va al piccolo Francesco Pio Fenudi, volato via dalla sua culla ad appena due anni. Cosa sia successo durante il sonno lo dirà l’autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni a Cagliari. Nella casa del dolore, in via Repubblica, è una processione incessante di parenti e amici accorsi anche da Dualchi, il paese della mamma, che sospende i festeggiamenti di sant’Antonio. Tutti posano lo sguardo sulla bara bianca dove il piccolo è deposto. I riccioli, i giochi e tanto strazio attorno. «L’ho lasciato mentre giocava, lo ritrovo così», si dispera il padre Nello, avvisato della tragedia giovedì sera mentre era al lavoro, nel carcere di Badu ’e Carros, dove è agente penitenziario. «Non è vostro (il bimbo ndr)», lo consola la nonna del piccolo, donna di grande fede. Le sue parole commuovono e confortano ma non asciugano le lacrime di Nello e Jessica, i genitori che per quel secondo figlio, nato con anticipo rispetto ai tempi, hanno fatto di tutto. Lo hanno seguito quando era nell’incubatrice, poi nel percorso di crescita, tra premure e controlli medici confortanti. Giovedì, alle 19.30, l’epilogo drammatico e impensabile. L’equipe del 118 giunta da Nuoro tenta di rianimarlo, insiste per un’ora e mezza, fino alla resa. La culla diventata bara fa precipitare la famiglia nel dramma. L’eco dell’ambulanza irrompe in tutte le case annunciando la tragedia mentre sono in corso i preparativi per celebrare sant’Antonio.

Il dolore

«Perché Signore?», si interroga anche don Pietro Borrotzu che fa la spola tra la casa del dolore e la chiesa dove tante donne portano le ceste con il pane votivo. Sono deposte davanti all’altare per la messa, la benedizione e l’accensione del fuoco perché, sebbene annullati i festeggiamenti civili, il rito religioso non si ferma. «La preghiera non si sospende, anzi bisogna pregare di più», spiega il parroco. «Perché Signore? È la prima e unica domanda che la morte di Francesco Pio fa venire nella mente e sulle labbra. La stessa pronunciata dal Papa alle famiglie delle vittime di Crans Montana. È diverso lo scenario - sottolinea don Borrotzu -, ma la domanda ha la stessa intensità e drammaticità. Francesco Pio è passato in un attimo dal sonno alla morte lasciando i suoi genitori con la stessa domanda: perché? Le altre parole sono, come dice il Papa, limitate e impotenti. La risposta sta nella convinzione cristiana che la speranza non è vana. L’altra è nella solidarietà, nella condivisione del dolore da parte di tutta la comunità perché Francesco Pio è figlio di tutti e anche il dolore è di tutti».

In chiesa

La chiesa di sant’Antonio è aperta dalle 7. La fede è molto radicata. Qui c’è un altro pellegrinaggio, pur senza la gioia abituale. Donne di tutte le età arrivano con ceste colme di pane da distribuire nel pomeriggio. Niente maschere, balli e cena comunitaria. Il sindaco Franco Saba, d’accordo con le associazioni di Boes e Merdules, già giovedì sera annulla gli eventi civili. Lo sgomento per la tragedia del piccolo è profondo, nessuno ha voglia di fare festa. «Facciamo il necessario per sant’Antonio ma “custa creaturedda” ci ha sconvolto. Era un bambino bellissimo, un angioletto», dice Tonia Manca che dal 1989 si prende cura della chiesetta dedicata all’abate. Resta lì tutto il giorno ad accogliere le donne con le ceste del pane, a pochi passi dalla catasta di legna pronta per l’accensione. Ottana onora sant’Antonio, atto di fede stavolta vestito di mestizia.

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