Per quasi sei anni Dario Franceschini ha continuato a fare politica convivendo con il Parkinson. Telefonate, incontri, riunioni. La diagnosi è arrivata nel novembre del 2020. Ora l'ex ministro della Cultura ha deciso di confidarsi: «Una botta tremenda». Prima, nel 2014, c'era stato un infarto, poi qualche altro acciacco, archiviati come «incidenti di percorso».
Stavolta è diverso: «Il Parkinson ti accompagna per sempre», racconta in un’intervista al Corriere della Sera, rilasciata durante le vacanze nel Cagliaritano. «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive». La politica resta l'arena dell'avvocato di Ferrara: ex segretario del Pd e quattro volte ministro, Franceschini ha attraversato congressi e governi restando uno dei punti fermi della geografia dem. Raramente uomo solo al comando, molto più spesso decisivo negli equilibri: “tessitore” è la definizione che lo accompagna. La malattia, spiega il senatore che a ottobre compirà 68 anni, ha spostato le coordinate. «Azzera le ambizioni personali» e porta via quel «senso di invincibilità» che la politica tende a esigere da chi la pratica. Il primo istinto è stato nasconderla. Ma il Parkinson può finire per mostrare ciò che si vorrebbe tenere al riparo dagli sguardi: è stato il collega Graziano Delrio, medico, a esortarlo a farsi visitare, vedendolo trascinare i piedi.
Alla fine, Franceschini ha scelto di raccontarsi. «Non isolatevi, continuate a vivere», è il messaggio rivolto ai malati. «È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare». Una presenza che i colleghi raccolgono. Matteo Renzi - con cui Franceschini ha condiviso battaglie e scontri - lo definisce «il parlamentare più lucido di tutti» e invita chi vuole capire cosa accadrà nei prossimi mesi a guardare all'avvocato ferrarese: «Sarà sempre a dare le carte».
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