medio oriente

Forza per Gaza, invito Usa all’Italia 

«Entrate come fondatori della missione ma senza truppe»: Meloni ci pensa 

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Roma. L’Italia potrebbe prendere parte alla Forza internazionale di stabilizzazione per Gaza come membro fondatore. Una richiesta in questo senso sarebbe stata avanzata dagli Stati Uniti al governo italiano, che starebbe facendo le proprie valutazioni.

L’impegno – secondo l’agenzia Bloomberg – non riguarderebbe l’invio di truppe ma un lavoro di addestramento delle future forze di polizia della zona. Un progetto, spiega di fatto confermando il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per il quale il nostro Paese si sarebbe già in passato detto disponibile.

«È da tempo», sottolinea il titolare della Farnesina, «che stiamo parlando di una partecipazione italiana soprattutto per quanto riguarda la formazione della futura polizia di Gaza. Siamo pronti a inviare i carabinieri, l’addestramento potrebbe avvenire in Giordania e così siamo pronti a inviare altri carabinieri per la formazione della polizia della Cisgiordania e anche i carabinieri per rafforzare Eubam Rafah».

Le valutazioni

Assai diverso è invece – mette in chiaro lo stesso Tajani – il discorso per quanto riguarda la questione del “Board of Peace” che continua a restare congelata, con la premier Meloni che non ha ancora del tutto chiuso la porta.

L’attesa è per le eventuali modifiche che la stessa Meloni ha detto di aver chiesto al leader Usa visto che, allo stato, come spiega anche Tajani, la sottoscrizione è resa impossibile da vincoli costituzionali e comporterebbe la violazione dell’articolo 11 della Carta.

Non è chiaro, invece, se siano possibili eventuali formule alternative di adesione. «Un appoggio esterno? Sono periodi ipotetici, bisogna vedere vedere quando si affronteranno le questioni», taglia corto Tajani. «Se ci sarà un altro testo ne discuteremo, ma per adesso c’è un vincolo costituzionale che ci impedisce di aderire».

I rapporti

Dunque, la questione resta calda. E per Meloni, dopo giorni di tour de force culminati con il vertice italo-tedesco, il dossier numero uno da gestire in politica estera rimane ancora, di fatto, quello della delicata gestione del rapporto con il leader statunitense.

Con le opposizioni che continuano ad andare all’attacco e ad accusarla di «servilismo» nei confronti del tycoon. Tanto più dopo l’uscita, ribadita dal ministro degli Esteri, sul Nobel a Trump in caso di risoluzione del conflitto russo-ucraino. «L’Italia non merita di scendere così in basso», ha detto la segretaria Dem Elly Schlein, che torna a chiedere alla premier anche di smentire la sua volontà di entrare nel Board o di dire se ha promesso al leader Usa che cambierà la Costituzione.

Le reazioni

Con la proposta del Nobel a Trump, sottolinea Giuseppe Conte, Meloni «dimostra platealmente al mondo intero la sua sudditanza nei confronti di Washington». L’Italia così si trasforma in uno «Stato cameriere» degli Usa, attacca Angelo Bonelli di Avs.

E ancora: «La sudditanza di Giorgia è uno schiaffo inaccettabile alla nostra Patria, alla nostra Nazione», sottolinea Matteo Renzi. «Lo candida al Nobel mentre lui dileggia i nostri militari morti nelle missioni compiute a fianco degli Usa», dice Carlo Calenda.

«A lui il Nobel per la pace, a lei l’Oscar come migliore attrice non protagonista», ha ironizzato Riccardo Magi di +Europa.

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