Il progetto.

Formaggi, la scommessa del futuro è il Grana sardo 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La base del ragionamento è una constatazione: «Oggi si parla troppo poco di produzioni come il Pecorino sardo Dop e il Fiore sardo dop». Poi Luca Saba, direttore di Coldiretti, passa alla fase operativa: «Le due tipologie casearie, ma la nostra Isola ne vanta anche diverse altre, potrebbero rappresentare una leva strategica per il futuro». Battista Cualbu, il presidente, si inserisce nella prospettiva dando un nome preciso al sogno dell’associazione gialloverde: «Una delle strade è lavorare sul progetto di un Grana sardo».

C’è un traguardo già raggiunto dietro il nuovo scenario. La rivolta del 2019 – con il latte versato in strada, una battaglia storica che unì allevatori e associazioni di categoria – ha portato stabilità al comparto. Col prezzo quasi raddoppiato rispetto ai miseri 60 centesimi al litro che pagavano gli industriali (i rincari tuttavia rappresentano un freno alla crescita), è più facile programmare. «La diversificazione – continua Saba – è fondamentale per evitare squilibri e costruire nuovi sbocchi di mercato, valorizzando al meglio il latte prodotto in Sardegna».

Oggi la nostra Isola gioca un ruolo chiave sul Pecorino romano: «La produzione ha raggiunto livelli importanti, ma proprio questo elemento impone una riflessione sulla gestione dell’offerta – dice ancora il direttore di Coldiretti –. È positivo che negli anni siano stati attivati interventi preventivi per contenere le scorte o soluzioni pratiche come i bandi indigenti, fortemente richiesti dalla nostra organizzazione. Adesso è necessario proseguire in questa direzione e rafforzare gli strumenti di regolazione». Cualbu completa la strategia pensata da Coldiretti richiamando la necessità di «una visione più ampia, unita alla capacità di costruire nuove opportunità. In questo senso, il Grana sardo, con un disciplinare chiaro e un marchio unico, può aiutare a superare l’attuale frammentazione delle produzioni: ce ne sono tante simili, ma senza una vera identità comune. Invece il prodotto è molto apprezzato e potrebbe aiutare a valorizzare la parte di latte disponibile aprendo a un nuovo mercato, alternativo al Pecorino romano. In una fase in cui la produzione locale è elevata, diventa fondamentale dare priorità al prodotto sardo e fare piena chiarezza sull’utilizzo del latte che viene importato nell’Isola». ( al. car. )

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?