Regione

Forestas, l’Anticorruzione dichiara nulla la nomina dell’amministratore unico  

Salvatore Piras era in una società che ha ricevuto fondi pubblici 

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Delibera di Giunta nulla, contratto pure. Salvatore Piras non poteva essere nominato amministratore unico di Forestas: nell’anno precedente all’assunzione dell’incarico (ma anche adesso) ha ricoperto un ruolo apicale in una società che riceveva – e riceve – soldi dalla Regione. Un lavoro privato che, secondo le leggi, avrebbe dovuto farlo dichiarare incompatibile con la gestione di un ente pubblico.

Il provvedimento

Ha l’effetto di un terremoto il provvedimento firmato dalla Responsabile per la prevenzione della corruzione e la trasparenza della Regione, Federica Loi, che all’alba della stagione dell’antincendi ha fatto saltare il numero uno dell’agenzia che conta circa cinquemila dipendenti. E come per ogni sisma non sono da escludere altre scosse. Anzi, sono prevedibili. Perché la determina che ha dichiarato “inconferibile” Piras annuncia anche l’avvio di una procedura di accertamento su eventuali responsabilità, dolose o colpose. In capo al diretto interessato, che potrebbe aver rilasciato dichiarazioni “mendaci”. Ma anche nei confronti di chi gli ha affidato l’incarico: la Giunta regionale guidata da Alessandra Todde.

L’inconferibilità

L’Anticorruzione non ipotizza. Il documento è un «accertamento di violazione delle disposizioni sull’inconferibilità» dell’incarico. Piras il 19 giugno del 2024 era stato nominato amministratore unico di Forestas con un decreto della presidente della Regione Alessandra Todde, sulla base di una delibera di Giunta di cinque giorni prima. Ma nel corso dell’istruttoria sfociata nella dichiarazione di nullità è emerso che Piras «nell’anno precedente al conferimento dell’incarico», avesse «ricoperto la carica di direttore generale della società Opera Gesù Nazareno Srl», nota come Ge.Na. E questo ha fatto saltare tutto per aria. Perché la Srl con sede a Sassari, che si occupa di riabilitazione socio-sanitaria, aveva contratti con la Regione attraverso le sue aziende sanitarie. Quindi percepiva soldi pubblici. La posizione di Piras è quindi incompatibile sulla base della legge che vieta l’affidamento di incarichi a chi ha gestito enti privati che abbiano ricevuto finanziamenti pubblici nell’anno precedente.

Gli accertamenti

Se delibera e contratto sono già dichiarati nulli (con la possibilità per Piras di ricorrere al Tar), la vicenda è tutt’altro che chiusa. La stessa legge sull’inconferibilità prevede che «i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati». Inoltre «non possono per tre mesi conferire gli incarichi di loro competenza». Si parla della Giunta regionale. Per questo l’Anticorruzione regionale ha avviato un «procedimento (...) finalizzato alla verifica dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa, anche lieve, sia dei soggetti che all’atto della nomina componevano l’organo che ha conferito l’incarico, sia del nominato, in relazione all’ipotesi di dichiarazione mendace». Todde e i suoi assessori sono invitati a presentare memorie difensive.

La difesa

Piras non ci sta a passare per uno in «malafede». E spiega: «La mia condotta professionale è stata da sempre improntata alla massima trasparenza e la mia totale buona fede è comprovata da fatti oggettivi oltre che dai documenti depositati all’amministrazione regionale», dice.

In particolare «ho rese tutte le dichiarazioni prescritte, tra cui quella datata 29 aprile 2024 relativa allo status di lavoratore attivo». L’ormai ex amministratore unico sostiene di subire una decisione «derivante da una lettura “formalistica” di una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato che, si discosta dall’orientamento prevalente al tempo della mia nomina. Personalmente», aggiunge, «sono sereno e persuaso che, nel mio caso, non sussista alcuna interferenza sostanziale né alcun conflitto di interessi che possa giustificare tale rigoroso provvedimento».

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