Sono scattate ieri mattina in contemporanea in diverse regioni italiane alcune perquisizioni e sequestri operati dagli investigatori della Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Cagliari su presunte frodi e corruzioni, ai danni di enti pubblici, che ruoterebbero attorno alla gestione della fondazione Mont’e Prama. Undici le persone che risultano iscritte nel registro degli indagati dalla sostituta procuratrice Rossana Allieri, titolare del fascicolo, per ipotesi di reato che vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti, ma con anche un’ipotesi di falso. Tra gli indagati spiccano l’attuale presidente della Fondazione archeologica di Cabras, il giornalista Anthony Muroni, e l’imprenditore culturale Raimondo Schiavone, da tanti conosciuto come Mondino, manager e fondatore di Opificio Innova. Alcune perquisizioni hanno interessato anche Cagliari.
Le perquisizioni
Ieri mattina, esibendo un decreto di perquisizione firmato della pm Allieri, sei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Oristano si sono presentati nell’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, in viale Regina Margherita, dove avrebbero sede alcune aziende e associazioni riconducibili a Schiavone. I militari sono rimasti sino al tardo pomeriggio a recuperare documenti e supporti informatici. Allo stesso tempo, altri finanzieri si sono presentati nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro di alcuni degli 11 indagati per sequestrare materiale che si ipotizza utile all’indagine. Si tratta, stando alle poche indiscrezioni filtrate, di referenti di società e associazioni che avrebbero avuto rapporti economici con la Fondazione a partire dal gennaio 2021.
Gli investigatori delle Fiamme Gialle, a quanto pare, starebbero scandagliando tra alcune aziende che avrebbero intrattenuto rapporti con la Fondazione Mont’e Prama, ipotizzando che ci siano state delle frodi a danno di enti pubblici e che possano essere stati veicolati flussi di denaro a favore di Anthony Muroni o di persone a lui riconducibili. Attività che potrebbero poi essere state giustificate con transazioni economiche ritenute opache dai militari. L’attività della Finanza è durata per l’intera giornata, anche in altre regioni italiane dove avrebbero sede società e associazioni che hanno collaborato con la Fondazione.
L’indagine
I militari sono poi andati via portando via memorie, supporti informatici e, in qualche caso, documentazione di interesse riconducibile ad alcuni degli indagati. In Procura le bocche ieri erano sigillate, così come non hanno detto mezza parola nemmeno i vertici della Finanza di Oristano che stanno materialmente svolgendo le indagini. Il fascicolo, secondo i ben informati, sarebbe stato aperto alcuni anni fa dall’allora sostituto procuratore oristanese Armando Mammone, poi trasferito sulla scrivania del pubblico ministero Marco De Crescenzo. Alla fine dello scorso anno, però, la Procura di Oristano avrebbe trasferito una parte degli atti a Cagliari per competenza territoriale (il resto dell’inchiesta rimane a Oristano). L’ipotesi, dunque, è che i presunti reati ipotizzati dalla pm Rossana Allieri, o almeno quelli più gravi, siano stati consumati nel capoluogo. Per alcuni degli 11 indagati viene ipotizzata la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (articolo 319 del codice penale), altri sono sospettati di aver corrotto o promesso soldi o altre utilità a pubblici ufficiali (321), poi in qualche caso ci sarebbe la turbata libertà degli incanti (353) e un episodio di falso in atti pubblici (476).
La Procura sospetta che flussi di denaro pubblico sino poi stati veicolati, in qualche modo, anche al presidente della Fondazione. Per il momento, bisogna ribadirlo, si tratta solo di ipotesi investigative che hanno fatto scattare ieri le perquisizioni in varie città italiane.
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