Il caso

Fondazione Mont’e Prama, al centro dell’inchiesta  presunte transazioni opache 

Nel corso delle perquisizioni la Finanza ha sequestrato anche anfore antiche 

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Le perquisizioni e i sequestri non sono stati fatti solo su Cagliari o su Cabras, ma anche in Toscana, in Abruzzo, in Lombardia e in Puglia. Al termine di un’intera giornata di lavoro, venerdì sera, gli investigatori della Guardia di Finanza di Oristano hanno portato via interi faldoni di documenti, ma anche supporti informatici e computer, che ora saranno esaminati dagli uomini del Nucleo di Polizia Economico e Finanziaria di Oristano.

Il blitz delle Fiamme Gialle ha di fatto reso pubblica l’indagine sulla gestione della Fondazione Mont’e Prama, passata negli ultimi mesi dalla Procura di Oristano a quella di Cagliari. E se i pm Armando Mammone e Marco De Crescenzo avevano iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di corruzione solamente il presidente della Fondazione Anthony Muroni, giornalista, e l’imprenditore della comunicazione Raimondo “Mondino” Schiavone, una volta letti gli atti la sostituta procuratrice cagliaritana, Rossana Allieri, ha indagato altre nove persone – referenti di associazioni, società e anche dipendenti pubblici – contestando, a vario titolo, oltre che la corruzione, anche la turbata libertà degli incanti e, in un caso, anche un'ipotesi di falso.

Il sequestro dei reperti

Nel corso della perquisizione a carico dell’imprenditore Raimondo Schiavone, difeso dall’avvocato Massimiliano Ravenna, i militari della Guardia di Finanza avrebbero trovato anche una coppia di anfore antiche. Reperti archeologici che, stando all’ipotesi accusatoria, non sarebbero potuti essere liberamente detenuti. Le anfore sono così state sequestrate e l’imprenditore potrebbe ora essere denunciato a piede libero se non ne giustificherà il possesso. Oltre alla casa e alle pertinenze, i finanzieri hanno perquisito anche l’ex Manifattura Tabacchi dove hanno sede alcune delle società riconducibili a Schiavone, protagonista di varie attività imprenditoriali come l’Opificio Innova, Primaidea, Villanova Coworking, la Camera di Commercio Italo-Araba e alcune società editoriali.

L’inchiesta

L’ipotesi investigativa su cui stanno lavorando le Fiamme Gialle di Oristano è sintetizzata nei decreti di perquisizione firmati dalla pm Rossana Allieri: alcune aziende che avrebbero intrattenuto rapporti con la Fondazione Mont’e Prama di Cabras, avrebbero contribuito a realizzare delle frodi a danno di enti pubblici e veicolato flussi di denaro a favore di Anthony Muroni o di persone a lui riconducibili. Il tutto mediante presunte transazioni economiche che i militari riterrebbero “opache”. Oltre a Schiavone e Muroni, difeso dall’avvocato Alberto Filippini, sarebbero indagati anche referenti di alcune società e associazioni che avrebbero collaborato con la fondazione archeologica di Cabras. Nel registro degli indagati sarebbero così comparsi anche i nomi di Rocco Gallucci, 55 anni di Ostuni (ma domiciliato a Roma), Diego Teloni (53 anni, di Pisa) e Ruggero Civitarese (63 anni, di Ortona). Il primo – legato alla Camera di Commercio Italo Araba – ha nominato come difensore di fiducia l’avvocato Gianluca Aste. Ora si attende che la pm Allieri notifichi agli 11 indagati e ai rispettivi difensori l’avviso per gli accertamenti tecnici sui supporti informatici sequestrati, così da consentire la nomina dei consulenti.

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