Il manager: altre persone si sono impegnate col tribunale per gli interventi sui terreni di Macchiareddu

«Fluorsid ha mantenuto gli impegni Le bonifiche non spettano a noi» 

L’ad Andrea Muntoni:  «Emissioni nell’atmosfera ridotte al minimo la laguna di Cagliari  non è inquinata» 

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«Da anni leggo che il nostro stabilimento ha inquinato la laguna di Cagliari. Non è vero. Parlo da manager e anche da consumatore finale: la gente può star tranquilla, anzi tranquillissima, sul fatto che i prodotti che si pescano sono incontaminati». Andrea Alessandro Muntoni è amministratore delegato di Fluorsid da poco più di sei mesi. È arrivato al vertice dell’azienda dopo aver diretto il servizio Ambiente a partire dal 2017. Anno in cui sulle rive dello stagno di Macchiareddu - dove le ciminiere convivono con un ecosistema unico e delicatissimo – è scoppiata la bufera giudiziaria. Iniziata con sequestri e arresti e conclusa con 11 patteggiamenti per disastro ambientale. Ora la vicenda – che non ha mai coinvolto direttamente l’azienda, né il suo presidente Tommaso Giulini – è di nuovo sotto i riflettori della cronaca. Trascinata al centro dell’attenzione da due inchieste della procura di Cagliari per le mancate bonifiche dell’area, e da un’ordinanza del Comune di Assemini che impone a Fluorsid un intervento. «Ma noi abbiamo volontariamente assunto un impegno col tribunale nel 2019: in quell’occasione abbiamo previsto investimenti il cui ordine di grandezza era allora stimato in 22 milioni di euro. Abbiamo mantenuto le promesse, sostenendo costi anche maggiori».

In cosa consiste quel piano?

«Si tratta di un documento di cinquanta pagine, che contempla interventi tecnologici relativi al miglioramento delle emissioni in atmosfera. Sono impegni che ho assunto sette anni fa e che ho inteso onorare sia per il ruolo che ricoprivo allora, sia a titolo personale. Questa è la prima volta che ne parlo».

Qual è stato l’intervento più importante?

«Anche in termini di investimenti è lo “Zero front loader”, un sistema di movimentazione automatizzata delle materie prime che consente di abbattere le polveri. Oggi lo scarico dei materiali avviene con nastri trasportatori in capannoni ingegnerizzati e tutto viene avviato alle linee di produzione senza ricorrere alle pale meccaniche, riducendo a zero anche il rischio per i dipendenti dello stabilimento».

E quanto è diminuito l’inquinamento ambientale?

«Faccio una premessa. Per i dati in mio possesso non ho rilevato situazioni di inquinamento che meritassero interventi diversi da quelli migliorativi. Insomma: anche prima del 2017 c’era il rispetto delle norme. Ma alcune autorità hanno alzato l’asticella. Ci hanno detto: siete stati bravi fin qui, ora vediamo se riuscite a fare ancora meglio. E la qualità dell’aria è migliorata».

Tutti i punti del piano del 2019 sono stati rispettati?

«Il 90% degli interventi è stato concluso».

Cosa manca?

«Nel 2026 termineremo le migliorie al sistema di trattamento delle acque. Poi dobbiamo ingrandire gli attuali capannoni di stoccaggio dei sottoprodotti: abbiamo altri 36 mesi. Quindi nel 2028 si dovrebbe chiudere tutto».

Ora il sito industriale è inquinato?

«Fluorsid non ha mai svolto attività produttive che possano aver contaminato la laguna di Santa Gilla e lo stagno di Cagliari. Questo è un punto fermo. Non c’erano evidenze nel 2017 e non ce ne sono ora. Tutte le acque dello stabilimento sono collegate unicamente alla rete consortile gestita dal Tecnocasic».

Mai nessun incidente?

«C’è stato solo un episodio nel 2016 che potrebbe indirettamente aver comportato uno scarico di acque contaminate nella fognatura consortile. Ma se anche ci fosse stato un evento di questo tipo le acque non possono arrivare alla laguna, perché è stato realizzato un canale di guardia. Ciò che è successo in quest’unico episodio non può aver determinato alcun inquinamento».

I terreni sono inquinati?

«Di recente il ministero ce lo ha chiesto. È paradossale, visto che nel 2011 Fluorsid, in maniera volontaria, predispose un piano di caratterizzazione del sito, cioè i 20 ettari su cui si sviluppa lo stabilimento. Quel piano è stato approvato e realizzato. E tutti suoli ricadenti nella nostra proprietà non sono inquinati da nessuna sostanza. Se il terreno attorno allo stabilimento non è contaminato dai fluoruri o altre sostanze, mi viene difficile pensare che lo siano quelli al di fuori del nostro perimetro».

La falda acquifera però è inquinata.

«Il ministero dell’Ambiente, sulla base del nostro piano di caratterizzazione, ha individuato elementi che potrebbero essere riconducibili al nostro sito produttivo, ma anche a quello di moltissime altre aziende. A noi possono essere riconducibili fluoruri e solfati, ma sicuramente le altre sostanze organiche non derivano dal nostro stabilimento. Questo rende difficile per le autorità intervenire, in un’area industriale così vasta».

La contaminazione da fluoruri è grave?

«Si guarda ai fluoruri come se fossero qualcosa di strano. Ma la miniera di fluorite più grande d’Europa era in Sardegna. E ci sono evidenze di fluoruri molto più a monte del nostro stabilimento».

Da poco il Comune di Assemini vi ha chiesto, con un’ordinanza, di bonificare i terreni di Macchiareddu.

«Abbiamo avuto il dispiacere di leggere il documento alla fine del 2025. Quell’ordinanza non riporta neppure le aree interessate. Per noi al momento è infondata, non supportata da alcuna attività istruttoria svolta in contraddittorio con i soggetti che si ritengono obbligati a svolgere le bonifiche. Non viene specificato per quale ragione i materiali inquinanti dovrebbero essere riconducibili a noi. Tra l’altro dagli atti in nostro possesso non risulta che nessuna delle aree esterne sia contaminata al punto da richiedere un intervento simile».

Ma non esiste un impegno di bonificare la zona, grazie al quale alcuni degli indagati nell’inchiesta del 2017 hanno ottenuto il patteggiamento?

«Altri operatori hanno assunto l’impegno di bonificare tutti i terreni interessati dall’inchiesta della Procura della Repubblica e del Corpo forestale. Agli atti del tribunale c’è il piano che prevede la “reale e concreta bonifica”, oltre alle attività di caratterizzazione, a un contratto quadro, una relazione illustrativa e un cronoprogramma. Tutto firmato da un altro soggetto».

Chi?

«Persone che non ricoprivano ruoli all’interno dell’azienda: mi riferisco a persone esterne, ben note alle autorità. Per anni sono state dette cose molto imprecise e l’unica colpa di Fluorsid, se vogliamo, è non aver mai voluto rispondere prima di questa intervista. Altri hanno assunto l’impegno: perché non si va a bussare alla loro porta per chiedere come mai non hanno fatto nulla?».

Se la cosa non vi riguarda come sapete che non è stato fatto nulla?

«Nel 2025 abbiamo fatto un accesso agli atti per capire se risultasse una caratterizzazione dei terreni. E non c’è».

Ci sarebbero due nuove indagini della Procura su queste mancate bonifiche: allo stato attuale vi hanno coinvolto?

«Bisognerebbe capire a chi e cosa si riferiscono. Da quello che abbiamo letto una riguarda le amministrazioni, che non avrebbero ottemperato ai propri obblighi. Una cosa è certa: negli scorsi mesi, prima che il Comune di Assemini emanasse inaspettatamente l’ordinanza di cui abbiamo parlato, Fluorsid aveva teso una mano alle amministrazioni, sostenendo che non fosse possibile emanare ordinanze in assenza di contraddittorio».

Ma voi volete che le bonifiche vengano svolte?

«È diventato difficile per qualsiasi amministratore trovare il tempo per svolgere con professionalità e diligenza il proprio mandato. Ad ogni modo è al momento non è dimostrata la presenza, al di fuori dello stabilimento, di materiali riconducibili al ciclo produttivo di Fluorsid. Qualora mai vi fossero bonifiche da fare, dovranno farsene carico i soggetti che hanno a suo tempo assunto l’impegno con il tribunale».

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