È stata prolungata la detenzione dei due italiani alla Flotilla di terra trattenuti in Libia da una decina di giorni: Domenico Centrone, di Molfetta, e Dina Alberizia, di origini foggiane e residente in Piemonte, sono apparsi ieri davanti al procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Il console generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta di visita consolare ai due italiani, ha detto il ministero degli Esteri aggiungendo che la Farnesina, l'Ambasciata d'Italia a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali per consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile.
Forte preoccupazione è stata espressa dai familiari dei due attivisti e dalla stessa Flotilla: «È una cosa assurda fermare cittadini che si sono offerti di portare aiuti umanitari", ha detto Giuseppe Alberizia, il fratello di Dina. «C'è ansia e preoccupazione. È ovvio che la cosa sta diventando assurda, vergognosa». Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, fa notare che «non vengono rispettate le regolari procedure che in caso di detenzione o di fermo di polizia dovrebbero essere rispettate», poiché non ci sono «evidenze formali» né delle accuse a loro carico né dei tempi per un'eventuale espulsione. «E il fatto che siano stati riaccompagnati in carcere - aggiunge Delia - senza un'idea sui tempi ci preoccupa». Proprio l’altro ieri sera a Bari, cittadini e associazioni si erano ritrovati in piazza per chiedere l'immediato rilascio e il rientro in sicurezza dei dieci attivisti del convoglio umanitario.
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