Israele.

«Firma di Hezbollah» Il no di Netanyahu, stop alla tregua col Libano 

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Tel Aviv. Il Libano ancora sotto tiro, con dodici vittime nell’ultimo raid israeliano, ostacola ancora i negoziati di pace Usa-Iran. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu (nella foto con i militari della Divisione 36 dell’Idf al confine settentrionale) durante una riunione di gabinetto ha annunciato che non metterà ai voti l’ultima versione del cessate il fuoco con Beirut mediato dagli Usa finché anche Hezbollah, milizia alleata di Teheran, non lo avrà accettato. «Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione», ha detto dopo che il Partito di Dio ha respinto la tregua insistendo sul fatto che qualsiasi accordo debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese. Linea ribadita venerdì dal presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, alleato di Hezbollah, che ha parlato per la prima volta della possibilità di un ritiro del movimento dal sud del Paese qualora Israele arretrasse dal Paese dei Cedri e si raggiungesse una tregua «globale e incondizionata». Intanto il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato l’Iran di usare il Libano come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti, attaccando sulla Cnn l’Iran ed Hezbollah: «Ci stanno usando come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti, è inaccettabile». E Teheran ha posto il cessate il fuoco in Libano come condizione per qualsiasi accordo di pace con Washington, definendo «non realistico» pensare a un incontro fra Donald Trump e la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, come invece aveva ipotizzato il presidente americano.

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