L’intervista

Fiori, un sardo-americano rossoblù: «Giovani e stadio garanzia di crescita» 

È vicepresidente del Cagliari: «Il bilancio è positivo, ora lavoriamo al bando» 

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Non ha perso la cadenza del Sulcis, anche se yeah , nelle sue argomentazioni, è l’intercalare più ricorrente.

Americano d’adozione, sardo nell’animo. Ha 54 anni ed è originario di Carbonia, Maurizio Fiori: rappresenta il fondo a stelle e strisce “Cagliari Calcio 1920”, socio al 49 per cento del club più blasonato dell’Isola, di cui è vicepresidente. In America è arrivato diciassettenne tramite Intercultura (l’associazione radicata nel capoluogo regionale e non solo grazie alla passione e agli sforzi della professoressa Giuseppina Primavera, scomparsa qualche anno fa). Tuttavia, l’esperienza all’estero si è protratta ben oltre l’anno messo in conto. Maturità scientifica al liceo “Amaldi”, laurea e specializzazioni a Washington e in Giappone, Fiori a Chicago fa il finanziere. Intercettato prima della sua partenza per gli States in un locale del centro storico cittadino, dà subito una notizia: «Abbiamo visionato il bilancio del 2025-2026, che si è chiuso in positivo, all’insegna della sostenibilità e della crescita congrua rispetto ai nostri obiettivi», dice Fiori. «Attendiamo il completamento formale della revisione contabile, per la quale prevediamo un esito positivo a breve».

Cosa significano sostenibilità e crescita legate a un club di Serie A che deve però costruirsi lo stadio?
«Vuol dire fare le cose a modo, per poter migliorare sempre perseguendo obiettivi importanti. Continueremo a crescere valorizzando i nostri giovani, con una gestione seria e con una buona dose di ambizione, tenendo comunque i piedi ben piantati a terra».

Quali sono gli orizzonti di questa visione?
«Guardiamo avanti, soprattutto agli strumenti che possono farci fare il salto di qualità. Sicuramente sono, in primis, le infrastrutture».

Con il partner di maggioranza, il presidente Tommaso Giulini, avete già gettato le basi per la creazione della compagine che contribuirà finanziariamente a realizzare il “Gigi Riva”?
«Sì, lo abbiamo fatto in preparazione del bando. È da diversi mesi che lavoriamo assiduamente per essere pronti quando uscirà (sembrerebbe, da indiscrezioni filtrate da Palazzo Bacaredda, all’inizio della settimana prossima, forse già lunedì ndc ). Avere gli strumenti, sia dal punto di vista della capacità finanziaria sia dal punto di vista degli accordi con il costruttore, sarà fondamentale per il successo di questo progetto a cui ci prepariamo a presentare la nostra candidatura».

Vi candidate con una proposta robusta, economicamente parlando?
«Sì, come azionisti abbiamo la speranza di un esito positivo. Ci prepariamo alla pubblicazione del bando in maniera seria e puntuale, perché è un progetto molto complesso e ha bisogno di particolare attenzione».

Come vi porrete rispetto agli altri investitori?
«Come previsto dalla legge italiana, l’investitore principale, che è il costruttore, sarà il nostro socio all’interno della società proponente. Parlo della Costim, con cui stiamo lavorando per arrivare a una visione finale di approccio congiunto al lavoro, che deve essere definita prima di iniziare e, in seguito, condivisa, una volta avviato il cantiere».

Siete fiduciosi quindi sull’esito positivo dell’infrastruttura, visto che dal punto di vista burocratico ormai ci siamo?
«Sono molto grato alla gestione del presidente Giulini, perché noi arriviamo alla fine di un percorso di 12 anni assolutamente complesso e duro. E apprezzo il lavoro svolto dal Comune di Cagliari. Giulini ha dato il suo giusto input in questa parte finale per poter accelerare i tempi e ora siamo concentrati e decisi a farci trovare pronti sullo stadio».

Dal punto di vista della governance della società, i discorsi sono tutti rimandati al buon esito dell’operazione stadio?
«Rimandati, certo. Abbiamo un rapporto che è contraddistinto dall’unità di intenti. Oggi abbiamo due cose in mente: come portare lo stadio alla fine dell’iter e il match di lunedì a Monza».

Il Cagliari è quarto in classifica. Lei cosa si sente di dire, anche in prospettiva, ai tifosi del Cagliari?
«Da tifosi ci rende super orgogliosi essere lassù. Però mi piace ribadire il lavoro che c’è dietro questo temporaneo risultato di inizio di stagione, che arriva da molto lontano. Un lavoro che viene innaffiato costantemente da tutti coloro che partecipano alla vita del club. Mi rende orgoglioso poter essere una piccola parte di quel lavoro».

Lei, con il suo socio Prashant Gupta, sa che con i recenti exploit il valore del Cagliari è cresciuto notevolmente rispetto all’ultimo anno.
«Ritengo di dover fare i complimenti a tutto il team che lavora con Giulini, non soltanto nella parte sportiva, ma anche nella parte corporate e in quella amministrativa. Quando approcci un’azienda per entrare nel suo azionariato, non sempre sai cosa trovi. E quindi vedere che una società che è apparsa nella nostra due diligence molto solida, molto ben strutturata e che, in questo arco di tempo in cui noi siamo entrati nella compagine, sta dando una conferma del lavoro fatto nel tempo, comporta anche da parte nostra un certo tipo di responsabilità, da misurare in maniera sostenibile e calibrata nelle direzioni in cui può fare la differenza massima. E sicuramente adesso la differenza massima può farla solo la nuova casa del Cagliari Calcio».

Comunque un bilancio in attivo è oro colato, di questi tempi, per una società di Serie A.
«È assolutamente una cosa di cui andar fieri e da cui continuare a prendere ispirazione per alzare l’asticella, a cominciare dai prossimi impegni sportivi».

Da Carbonia all’America, dall’America al Cagliari. Che cosa prova nel tornare dopo 30 anni?
«Per me è un grande privilegio poter essere parte di questo glorioso club. Da un punto di vista aziendale siamo partner dell’azionista di maggioranza, però in realtà noi siamo semplicemente dei custodi di questa istituzione che rappresenta tutti noi sardi. Quindi sento grande onore, responsabilità e anche una buona dose di quella che in America chiamiamo legacy , cioè di poter dare il mio contributo per tramandare i valori del club a chi godrà della relazione con il Cagliari dopo di me».

In futuro c’è la possibilità che assumiate il controllo del club?
«Lunedì c’è il Monza, sabato 24 il Bologna. Poi c’è il bando per lo stadio. Con Giulini l’unità di intenti è totale: ogni altro discorso passa in secondo piano».

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