Da una parte falsi contratti di lavoro, dall’altra contratti a tempo indeterminato che vengono sottoscritti al solo scopo di ottenere piccoli finanziamenti o sottoscrivere contratti di locazione, per poi essere immediatamente rescissi. Il risultato è che il padrone di casa o la finanziaria si trovano a che fare con inquilini o destinatari di prestiti nullatenenti che non pagano né la rata né l’affitto. Le vittime si sentono truffate, ma arrivare a contestare un reato – salvo quando il contratto non è del tutto fasullo – diventa difficilissimo per investigatori e Procura.
Denunce
L’impennata di denunce si è registrata dopo il Covid, ma solo ora i primi fascicoli sono stati chiusi con la citazione a giudizio. In altri casi, invece, i magistrati hanno dovuto chiedere l’archiviazione perché non è stato possibile dimostrare che il contratto di lavoro fosse originariamente fraudolento, firmato cioè al solo scopo di ottenere un prestito da non restituire. La maggior parte delle querele è stata presentata da due società di credito, specializzate in finanziamenti e prestiti, che – incrociando dei dati – avevano scoperto come alcuni dei clienti morosi fossero stati assunti e poi licenziati dopo poco da un’azienda della ristorazione il cui titolare è un cinese. Nel corso delle indagini la polizia giudiziaria ha scoperto che lo stesso contratto era stato usato per ottenere la locazione di un immobile commerciale, ma dopo la caparra non era mai stato pagato l’affitto. Da qui le querele che sono poi sfociate in una citazione a giudizio per tre persone: due cagliaritani e un cittadino di origini orientali che dovranno comparire il 17 marzo in Tribunale per la prima udienza.
Lo schema-fotocopia
Le banche e le società finanziarie hanno sistemi per verificare l'autenticità dei documenti presentati da chi richiede un prestito (come la verifica del reddito da occupazione o l’accesso alla banca dati dei centri per l’impiego e dell’Inps), ma se da una parte è più facile scovare chi tenta le truffe con «false buste paga», dall’altra parte si complica quando c’è un contratto di lavoro a tempo indeterminato depositato per mettere a segno il raggiro. In passato la Procura, con il pubblico ministero Enrico Lussu, era riuscita a chiudere un’inchiesta mandando a processo una ventina di persone per false assunzioni utilizzare per ottenere permessi di soggiorno e aggirare le norme sull’immigrazione. La nuova ondata di denunce ha riguardato piccoli prestiti (sotto i 5mila euro) e contratti di locazione conclusi con “stecche” da migliaia di euro.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
