Quattro medici, un infermiere e uno psicologo. Sono i componenti della commissione multidisciplinare permanente per la predisposizione e l’attuazione della procedura di richiesta di suicidio medicalmente assistito nominati dalla Asl di Cagliari. A Nuoro il team è stato creato ad aprile. L’azienda sanitaria di Oristano invece ieri ha avviato la manifestazione di interesse per l’affidamento dei vari compiti. In ordine sparso in ritardo, ma le Asl della Sardegna vanno avanti e creano i gruppi di specialisti previsti dalla legge sarda sul fine vita approvata dal Consiglio regionale a settembre dell’anno scorso.
L’impugnazione
Una norma che il Consiglio dei ministri, lamentando l’invasione delle competenze statali, ha impugnato davanti alla Corte costituzionale. La stessa Consulta che nel 2019 (Caso Cappato/Dj Fabo) aveva depenalizzato l’assistenza al suicidio a determinate e rigorose condizioni, invitando il Parlamento a legiferare. Camera e Senato non l’hanno fatto. La Sardegna (e la Toscana) sì. E in attesa della decisione della Corte – l’udienza pubblica si è tenuta il 26 giugno - nell’Isola si lavora per applicare la legge.
L’Asl di Cagliari
Della commissione creata nel capoluogo fanno parte Laura di Giuseppe (palliativista), Giuseppina Pilia (neurologa), Martina Pinna (psichiatra), Mario Cardia (anestesista), Luigi Giacomo Loi (infermiere) e Silvia Garau (psicologa). Stando alla legge, in ogni Asl i gruppi di specialisti dovevano essere creati entro 15 giorni dall’entrata in vigore. È passato quasi un anno ma alla fine le nomine sono arrivate. Tutti i professionisti svolgono l’incarico su base volontaria e non sono previsti compensi: saranno loro a decidere chi, a seguito di presentazione di un’istanza, potrà seguire il percorso che porta al suicidio assistito. E forniranno ogni possibile assistenza a chi ha fatto la scelta più estrema.
I paletti
La richiesta non può essere presentata da chiunque: per accedere al suicidio assistito, il malato – perché di situazioni di patologie irrisolvibili si parla – deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, essere affetto da una patologia irreversibile, con prognosi infausta, e deve provare sofferenze fisiche o psicologiche che vengono considerate intollerabili. E quando decide deve essere pienamente capace di intendere e di volere.
La decisione
La commissione, secondo quanto stabilito dalla legge, «assicura l'interlocuzione personale e diretta con il richiedente e verifica in via preliminare che il richiedente abbia ricevuto una informazione chiara e adeguata sulla possibilità di accedere ad un percorso di cure palliative, inclusa la sedazione palliativa profonda continua, nonché sul suo diritto di rifiutare o revocare il consenso a qualsiasi trattamento sanitario, anche di sostegno vitale». Sarà poi sempre lo stesso organo della Asl a definire «le modalità per garantire alle persone in possesso dei requisiti (...) interessate ad accedere al suicidio medicalmente assistito, un fine vita più indolore e dignitoso possibile».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
