La sentenza

Fine vita, la Consulta salva la legge sarda 

Respinto il ricorso dello Stato, dichiarati incostituzionali solo alcuni articoli 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Fine vita, la Consulta salva la legge sarda ma boccia alcune disposizioni per violazione delle competenze dello Stato.

La sentenza

Con la sentenza 148, depositata ieri, la Corte costituzionale ha respinto le censure statali sull’intera legge 26/2025 in tema di aiuto al suicidio – come già successo per quella della Regione Toscana – ma ha dichiarato l’illegittimità di alcune sue disposizioni, in particolare, l’articolo 2, comma 1 (che irrigidisce i requisiti per l’accesso al suicidio assistito); l’articolo 4 (sui termini stringenti per il procedimento di verifica dei requisiti); l’articolo 4 comma 12 (riconoscendo la possibilità di decidere in ogni momento di sospendere o annullare l’erogazione del trattamento, si rivela del tutto incoerente con la struttura stessa del suicidio medicalmente assistito); l’articolo 5 (in base al quale le aziende sanitarie regionali forniscono il supporto tecnico e farmacologico) e l’articolo 4, comma 10 (sul termine di sette giorni dalla richiesta per la procedura).

La nota

Immuni da censure sono state invece ritenute le altre disposizioni contenute nella legge regionale. «La Corte ha ritenuto che l’esercizio della competenza concorrente nella materia della tutela della salute non possa ritenersi precluso dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge che disciplini in modo organico, nell’intero territorio nazionale, l’accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio. Infatti, nei limiti sopra precisati, i principi fondamentali della materia sono già desumibili dalla legislazione vigente».

Le reazioni

«La decisione della Corte costituzionale conferma il principio più importante: la Sardegna aveva il diritto di intervenire su una materia così delicata nell’ambito delle proprie competenze. Il tentativo del Governo di cancellare l’intera legge è stato respinto e questo rappresenta un risultato importante per la nostra autonomia legislativa e, soprattutto, per i cittadini che chiedono regole chiare e tempi certi», dice Lara Serra, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Sanità. «Adegueremo le disposizioni indicate dalla Corte, adesso anche il Parlamento si assuma la responsabilità di approvare una legge nazionale».

Dicono Filomena Gallo e Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni: «Questa sentenza conferma che le Regioni possono organizzare il proprio Servizio sanitario per dare attuazione alle sentenze della Corte costituzionale, smentendo chi, come Lombardia e Piemonte, ha rifiutato persino di discutere la proposta di legge popolare “Liberi Subito”. Dopo due sentenze consecutive della Consulta, gli alibi sono finiti: per le Regioni, che devono garantire procedure efficaci e non discriminatorie senza ritardi, e per il Parlamento, che deve approvare una legge conforme alla Costituzione e rispettosa della libertà di scelta delle persone».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?