Il focus.

Fiera, il futuro resta un rebus 

Il polo di viale Diaz sospeso tra manifestazioni, concerti e progetti milionari 

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Oltre ottanta milioni di euro. Ottantadue, per l’esattezza. L’immobilismo pesa sulla Fiera e richiama la politica, in questo caso la Regione (che è proprietaria) e la Camera di Commercio (che ce l’ha in concessione) alla responsabilità di una decisione. Parole, tante. Da anni. Soldi tantissimi, ma sempre a parole; così come parole o poco più sono rimasti i progetti per il recupero (l’ultimo, da più di 80 milioni appunto, della Regione del 2019) e la trasformazione di quella che era l’area fieristica più importante della Sardegna. Quella che un tempo era la Fiera campionaria della Sardegna, in viale Diaz, oggi, dopo sessant’anni, sono padiglioni obsolescenti, utilizzati ogni tanto per esposizioni, congressi, e piazzali che da un anno sono tornati a ospitare i concerti d’estate.

L’attesa

Quei 12 ettari nel cuore el capoluogo (il sedime è di proprietà del Comune che lo ha dato in concessione alla Camera di commercio sino al 2036) che si affacciano sul mare potrebbero essere davvero un importante volano di sviluppo non solo della città ma dell’intera Isola. Lo dicono tutti: a parole. Risultato: la scelta di non decidere comporta un costo doppio: uno per il rilancio della Fiera in sé, l’altro per l’indotto che avrebbe creato (che, però, potrebbe ancora creare). «Facciamo il massimo», spiega Cristiano Erriu, direttore del Centro servizi promozionali per le Imprese, azienda speciale della Camera di Commercio. Oltre alla manutenzione, ed evitare che il polo cada a pezzi, «abbiamo fatto studi di fattibilità, progetti di rilancio per utilizzo per attività espositiva, per la creazione di hub innovativi e tante ipotesi di utilizzo che abbiano messo a punto. Adesso è il tempo delle scelte politiche», aggiunge.

Le scelte

Il Comune, seguendo un preciso indirizzo di rilancio e sviluppo invocato da tutti, con il piano urbanistico ha da tempo dato una destinazione d’uso della Fiera, intesa come centro per i servizi. Su questa scia, sei anni fa, la Regione aveva tracciato una strada per la riqualificazione della Fiera, seguendo un programma di indirizzo predisposto sulla base di un protocollo d’intesa con Città Metropolitana, Comune, Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna e Camera di Commercio. Il progetto da 82 milioni di euro prevedeva la demolizione delle vecchie e inutilizzabili costruzioni (a parte i capannoni di Adalberto Libera e Ubaldo Badas riconosciuti come bene identitario e quindi sottoposti a vincoli), la creazione di un polo espositivo permanente delle eccellenze enogastronomiche, tecnologiche, artigianali, culturali, interventi di adeguamento degli attuali spazi e dei padiglioni, la creazione di un centro congressuale supertecnologico e attività sportive e di spettacolo di rilievo. Di quell’idea, oggi ci sono solo gli spettacoli grazie alla “MusiCa arena”, lo spazio eventi del Comune per i concerti che vengono ospitati d’estate.

Lo stop

Tutti gli scogli burocratici erano stati superati, l’iniziativa aveva anche ottenuto anche il nulla osta dall’Agenzia per lo Sviluppo Invitalia che, nell’ambito del Contratto di Sviluppo per il Sud Sardegna, aveva programmato il finanziamento di 82 milioni di euro per la sua realizzazione. Poi è arrivata la pandemia che ha ha stravolto tutto. Anche il progetto di riqualificazione del polo fieristico. «Sarò importare il tavolo con Regione, Comune, Camera di Commercio e tutti gli altri enti coinvolti per dare un futuro alla Fiera che ha bisogno di un progetto di rigenerazione totale», non solo estetica, quindi, conclude Erriu. Ma in questo momento, soluzioni, idee e progetti non ce ne sono.

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