Il progetto.

ET in vetrina al Parlamento europeo 

La candidatura italiana e della Sassonia è stata presentata a Bruxelles 

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La candidatura italiana a ospitare l’Einstein Telescope, in un momento cruciale del suo iter, è stata presentata martedì sera a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo.

La presentazione

L'evento – promosso dalla Regione in collaborazione con il ministero dell'Università e della Ricerca, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e il Parlamento Europeo – aveva l’obiettivo di portare il progetto all’attenzione della massima istituzione europea, mentre si attende la scelta definitiva, che arriverà l’anno prossimo, del sito o dei siti che daranno casa al rivelatore di onde gravitazionali e a tutto ciò che lo circonda.

Come si sa, ET è considerato un progetto di punta a livello internazionale: nel 2021 è stato incluso nella Roadmap di Esfri (European Strategy Forum on Research Insfrastructures), l’organismo europeo che indica su quali infrastrutture scientifiche è decisivo investire in Europa, grazie a una proposta a guida italiana, supportata da Belgio, Paesi Bassi, Polonia e Spagna.

La conferenza

«Mi sento profondamente sarda, italiana ed europea», ha esordito la presidente della Regione Alessandra Todde, «quello che stiamo facendo parla non solo di scienza e ricerca, ma anche del mondo economico e sociale europeo. Dobbiamo promuovere la cooperazione e il dialogo e l’Einstein Telescope è lo strumento che ci permette di farlo». La governatrice ha ricordato l’accordo di cooperazione sottoscritto a gennaio con la Sassonia: due regioni europee geograficamente molto lontane tra loro, ma unite verso un obiettivo comune».

Sottolinea il presidente dell’Ifn Antonio Zoccoli: «Questa è un’occasione preziosa per sottolineare il carattere fortemente internazionale del progetto. ET è un’impresa molto importante sia dal punto di vista socio-economico, sia da quello scientifico e tecnologico. La sua realizzazione deve essere sostenuta da un insieme coeso di Paesi europei: solo così potremo trasformare in realtà questa grande infrastruttura di ricerca e spostare in avanti le frontiere della conoscenza».

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