La sentenza.

Espulso dalla polizia dopo la notte brava 

Il Tar ha respinto il suo ricorso: accusò di rapina alcuni extracomunitari 

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Prima la segnalazione di una rapina mai accertata, poi l’alcol, le frasi minacciose rivolte ai colleghi e ai carabinieri che erano intervenuti per aiutarlo. È bastata una notte, due anni fa, a chiudere sul nascere la carriera in Polizia di un giovane agente che, durante il corso di formazione per gli allievi agenti, aveva iniziato il periodo di prova. Cacciato all’istante dal Corpo, dopo un periodo di sospensione di due mesi, sabato scorso il Tar Sardegna ha respinto con una sentenza suo ricorso contro l’espulsione. Per i giudici amministrativi la sua condotta nel periodo di valutazione è stata «deplorevole».

La notte brava

I fatti, secondo quanto ricostruito nella sentenza, sarebbero avvenuti una notte del 2024, quando il giovane agente, libero dal servizio, avrebbe chiamato il 112 dicendo di aver subìto la rapina di una collana d’oro da parte di alcuni cittadini extracomunitari. I colleghi intervenuti, insieme a una pattuglia dei Carabinieri, lo avevano trovato in stato di grave alterazione psicofisica, «probabilmente – si legge negli atti – derivante da abuso alcolico». La sua testimonianza sarebbe apparsa confusa e contraddittoria, seguita da un escalation di insofferenza verso gli altri poliziotti, apostrofati con termini pesantissimi: «Sparo a tutti… sparo in bocca anche a voi… per questo vi chiamo guardie… io delle leggi me ne fotto… farò a modo mio». Il ragazzo avrebbe anche millantato conoscenze ai vertici dell’Amministrazione.

Il giorno dopo

L’indomani, rientrato in servizio, il giovane avrebbe redatto un’annotazione sull’accaduto senza dire nulla della presunta rapina. Le telecamere di videosorveglianza, stando alla ricostruzione del Tribunale, avrebbero mostrato piuttosto una lite tra lui e alcuni cittadini stranieri, dovuta più che altro ai suoi precedenti atteggiamenti provocatori nei loro confronti e verso alcuni automobilisti di passaggio. Per questi episodi, e per la relazione di servizio non ritenuta veritiera, l’ex agente risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, minacce aggravate e falso in atto pubblico. Essendo il procedimento ancora in indagine, per il ragazzo come per tutti vige la presunzione di non colpevolezza.

Il ricorso al Tar

Il 31 gennaio 2025 il Capo della Polizia ha disposto l’espulsione dal corso e la cessazione dal servizio, mentre la settimana seguente anche il Consiglio di disciplina ha concluso l’istruttoria con due mesi di sospensione. Difeso dagli avvocati Giorgio e Giovanni Carta, l’agente (dopo aver scritto una lettera di scuse ai colleghi per il comportamento) ha sostenuto che l’espulsione fosse sproporzionata e immotivata, confermando la veridicità di quanto raccontato e di aver subito una rapina. Il Tar Sardegna, presieduto dalla giudice Giulia Ferrari (a latere Antonio Palisant e Roberto Montixi), ha concluso che la gravità delle condotte emerge “oggettivamente” dai verbali di polizia. Chi si avvia a funzioni delicate come quelle di Polizia, aggiunge il collegio, deve offrire garanzie di affidabilità, e l’agente avrebbe tenuto una condotta deplorevole proprio nel periodo della sua “prima valutazione”.

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