L’inchiesta.

Esperti al lavoro su tracce biologiche, Stub e telefonini 

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Una settimana fa i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cagliari hanno sequestrato una decina di telefonini a persone ritenute informate sui fatti. All’indomani dell’omicidio di Leonardo Mocci il fascicolo aperto dal pm Enrico Lussu e poi cointestato alla collega Diana Lecca era ancora contro ignoti, ma di fatto i militari hanno ritenuto che nei cellulari potessero esserci elementi utili all’indagine. Da qui l’acquisizione di iniziativa degli apparecchi che ora dovranno essere esaminati. In campo, però, ci sono già alcuni avvocati che – in caso di mancata convalida da parte della Procura – hanno già chiesto la restituzione del materiale sequestrato a ridosso del delitto, facendo così in modo che in mano degli investigatori resti solo ciò che risulti realmente utile alle indagini.

Al lavoro ci sono anche gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma che dovranno esaminare i tamponi prelevati nel corso della prova dello Stub, fatta a tutti i testimoni e alle persone che sono state individuate e convocate in caserma sia la sera dell’omicidio che il giorno dopo. L’esame servirà per capire se ci siano tracce di polvere da sparo sui vestiti o sulla pelle di chi è stato sentito. Lunedì, poi, la pm Diana Lecca ha formalizzato le prime iscrizioni nel registro degli indagati con l’ipotesi di «omicidio aggravato», dando il via ad una seconda serie di interrogatori. I carabinieri stanno ascoltando sia testimoni che indagati, incrociando poi le dichiarazioni. Tante le contraddizioni emerse che fanno pensare come a breve ci potrebbe essere la svolta definitiva. (fr.pi.)

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