Olbia.

Errori medici, Ats condannata 

Risarcimento di 265 mila euro ai genitori di un bimbo di tre anni 

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Diagnosi tardiva e intervento chirurgico eseguito colpevolmente due ore dopo il limite massimo temporale “di sei ore dall’inizio della fenomenologia patologica”. Ci sono queste condotte errate del personale sanitario alla base di una “necrosi ischemica irreversibile da doppio nodo di torsione del funicolo spermatico” che il 22 settembre del 2017 rese necessaria e inevitabile l’asportazione del testicolo sinistro (orchiectomia sinistra) a un bambino di tre anni. Le condotte sono state valutate come errate dal giudice civile del Tribunale di Tempio, Alessandro Di Giacomo, che ha condannato la Ats (Azienda per la tutela della salute) a risarcire i genitori del piccolo con 265mila euro, più interessi e pagamento delle spese legali.

La vicenda

I fatti sono avvenuti nel Pronto soccorso dell’ospedale di Olbia. Il giudice ha accolto la tesi del legale dei genitori del bambino, l’avvocato Gianmario Pilatu. La gestione del caso nel Pronto soccorso del Giovanni Paolo II, stando alle conclusioni del collegio dei periti nominati dal giudice, è stata caratterizzata da una catena di errori che hanno causato pesantissimi danni al piccolo. In sostanza non si agì tempestivamente sin dall’arrivo del bambino, alle ore 15 del 22 settembre 2017, omettendo di intervenire con esami e consulenze che avrebbero fatto emergere la gravità della torsione testicolare. Nella sentenza si parla di mancata modifica della «primitiva (erronea) assegnazione infermieristica del codice di gravità giallo, che non risulta sia stato doverosamente modificato dalla pediatra curante ed altrettanto doverosamente comunicato ai radiologi».

«Ha fatto merenda»

Stando agli atti il bambino entra in ospedale a Olbia alle 15 del 22 settembre 2017. I medici rilevano «sintomi costituiti da dolore, edema e tumefazione del testicolo sinistro». Solo alle 17,51 viene rilevata una torsione testicolare sinistra «seguita dall’indicazione della necessità di trattamento chirurgico». Il bambino viene trasferito a Sassari alle 20.30 e operato «soltanto alle ore 22,ì.30». Troppo tardi, l’unica cosa che possono fare i chirurghi è una orchiectomia. Il giudice scrive che, come primo errore, «non venne allertato il Servizio di Radiologia sulla connotazione urgente del caso clinico». Quindi la trafila degli esami radiologici seguì la tempistica standard. Seconda condotta errata fu quella delle anestesiste che posero una «netta controindicazione all’intervento chirurgico, stante il presunto rischio anestesiologico ravvisato nell’ingestione da parte del minore di acqua e di una merendina». I periti hanno affermato che l’ingestione di alimenti non costituisce più controindicazione assoluta per l’esecuzione di narcosi. Ultimo errore, stando alla sentenza, è non avere disposto l’intervento chirurgico immediato, aggiungendo altre due ore alla diagnosi tardiva. La Ats ha fornito al giudice una ricostruzione dei fatti che esclude errori del personale sanitario di Olbia.

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