«Todde, batti un colpo». Per il Presidio permanente del Popolo sardo il tempo è scaduto: «Bisogna impugnare subito la legge sulle aree idonee». Così venerdì, dalle 10.30, sotto il Palazzo della Giunta regionale in viale Trento, ci sarà un sit-in che coinvolgerà attivisti e militanti contro l’assalto eolico e agrifotovoltaico all’Isola. Impegnati nella protesta contro il dimensionamento scolastico, non ci saranno i Comitati, che comunque hanno dato a Giunta e Consiglio pochi giorni per l’approvazione della Pratobello24: «La Sardegna avrebbe subito uno scudo urbanistico», dice il sindaco di Orgosolo Pasquale Mereu, leader del movimento che spinge per la conversione in legge della proposta di iniziativa popolare da 210mila firme. «Il Consiglio deve approvare la Pratobello a tutti i costi: sappiamo che a livello politico qualcosa si sta muovendo, ma aspetteremo al massimo fino a domani».
Il Presidio
Il tempo è invece scaduto per il Presidio del Popolo Sardo, la parte più estrema del movimentismo anti-eolico. Erano al porto di Oristano quando arrivarono le componenti delle torri per il rewamping, rischiando manganellate e cariche delle forze dell’ordine per difendere il principio dell’autodeterminazione dell’Isola. Hanno fatto marce sotto il sole nei paesi dell’interno, abbandonati dalle istituzioni da decenni. E hanno difeso la Pratobello con un sit-in durato diversi mesi.
«Impugnatela»
L’obiettivo della manifestazione di venerdì in viale Trento è convincere l’esecutivo a impugnare davanti alla Corte Costituzionale la nuova norma sulle aree idonee: «La legge 175 amplia il potere statale favorendo la proliferazione e la realizzazione dei progetti presentati dalle multinazionali dell’energia, sacrificando ulteriormente il territorio sardo», dice il portavoce del Presidio permanente, Davide Fadda. «Il Governo ha messo in atto un’azione unilaterale e centralistica di usurpazione delle prerogative della Regione sarda, sancite dallo Statuto e dalla Costituzione, attraverso modifiche urbanistiche del territorio. Uno strumento che, di fatto, sostituisce la competenza della Regione, attuando una pianificazione calata dall’alto, decisa direttamente dallo stato Un favore gigantesco agli speculatori e un colpo gravissimo all’autonomia della Sardegna».
Colpo mortale
Per portavoce del Presidio, «siamo di fronte a un atto autoritario che darebbe un colpo mortale a qualsiasi azione di contrasto e regolazione di interventi devastanti attraverso impianti che trasformerebbero per sempre aree agricole e non in sconfinate aree industriali». E ancora: «Di fronte a questa pesante azione del Governo, la presidente della Regione Alessandra Todde, si è limitata a condannare, con una semplice dichiarazione evidentemente di facciata, il decreto adottato, annunciando ulteriori contromisure, ma a distanza di 70 giorni non ha più mosso un dito. Ci aspettavamo un immediata impugnazione del decreto di fronte alla Corte costituzionale e l’avvio di una vera e propria vertenza con lo Stato su questi temi. Invece, finora, non è successo assolutamente nulla. Un silenzio assordante. Tutto ciò è fortemente preoccupante e inaccettabile. La presidente, la Giunta, il Consiglio battano un colpo, non perdano ulteriormente tempo e adottino urgentemente la delibera per impugnare questo sciagurato Dl 175 convertito in legge. Non c’è più tempo da perdere. Sarebbe di una gravità inaudita se la presidente Todde restasse con il cerino in mano, rendendosi responsabile della inevitabile catastrofe a cui andrebbe incontro la Sardegna».
I comitati
L’impugnazione della legge sulle aree idonee è stata chiesta anche dai Comitati. Tuttavia, gli attivisti aspettano che, nei corridoi del Consiglio e nelle stanze dei gruppi si qualcosa si muova in direzione della Pratobello24, la strada più immediata per restituire una difesa che la Sardegna non ha più contro le speculazioni. Ma, alla fine, Pasquale Mereu avverte: «La nostra pazienza ha un limite, purtroppo non si può perdere altro tempo. Se entro oggi o domani al massimo non ci sarà una risposta che contempli l’adozione della Pratobello24, convocheremo un’assemblea generale per decidere sul da farsi».
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