I progetti off shore minacciano la costa del principale centro turistico del Sarrabus

Eolico, non ci sono regole: «Il Governo batta un colpo» 

Luca Dessì, primo cittadino di Villasimius, attacca: «Siamo soli contro tutti ma faremo la nostra parte» 

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Pale eoliche, parchi fotovoltaici. Al largo di Villasimius sono in progetto torri alte 325 metri, anche se Giorgia Meloni, poco prima del voto referendario sulla separazione delle carriere dei magistrati, aveva espresso la sua contrarietà agli interventi in mare, tecnologia – a suo dire – troppo giovane e costosa. E ora? «Speriamo che lo faccia», dice Luca Dessì, sindaco di Villasimius al terzo mandato. «Dal canto nostro, ci tuteleremo approvando la mozione Pratobello 2026».

La pubblica utilità delle opere è la chiave che consente tutto alle multinazionali.

«Ci siamo accorti che, anche per le telecomunicazioni, gli enti attuatori montano dove vogliono loro, a prescindere dal piano antenne del Comune, pali altissimi e molto impattanti. E senza che l’amministrazione possa incidere: siccome sono interventi di pubblica utilità, fanno come necessitano e senza alcun tipo di limite. Di recente una compagnia ha montato un’antenna di trenta metri nel centro del paese senza che la tutela del paesaggio e la Soprintendenza potessero fare nulla per impedirlo. Anche l’Arpas ha dato il suo benestare».

Quando porterete la mozione in Consiglio?

«Presto, appena riusciremo a convocare la prossima seduta. Siamo nella fase iniziale del Puc. Ma il fatto che non c’è il Piano urbanistico non significa che non ci batteremo contro le speculazioni. Però, la Regione dov’è? E il Governo, che cosa sta facendo per evitare questo scempio?».

L’off shore per un Comune turistico di alta fascia come il vostro rischia di diventare una condanna.

«E appunto mi domando: dopo averlo dichiarato al Senato, che cosa sta facendo la premier per azzerare i progetti? Possibile che il Governo non sia in grado di emettere decreti attuativi per vietarli, sulla falsariga dei decreti firmati da Draghi che rischiano di distruggere la Sardegna, per produrre una quantità di energia di cui non abbiamo bisogno, ma solo per soddisfare esigenze nazionali? Se queste società vogliono dare un contributo, per recuperare l’energia che serve, sistemino pannelli fotovoltaici sui tetti delle case, dove non sarebbero impattanti. Anzi, abbatterebbero i costi delle utenze dei cittadini».

Intanto, nei Comuni i divieti sono sempre dietro l’angolo.

«Non posso toccare un marciapiede perché altrimenti mi arrestano, ma posso impiantare in zona archeologica o al largo dell’Area marina protetta pali che deturpano l’ambiente di tutti in nome dell’arricchimento di pochi. Si parla di salvaguardare l’ecosistema e la biodiversità e poi si prevedono interventi massivi e inquinanti in territori incontamimati. Dove vogliamo arrivare?».

È un controsenso, quindi?

«Direi di sì. Lo è vietare a un cristiano di aprire una finestra in centro, un accesso al mare o la modifica dello stato dei luoghi nella spiaggia di Punta Molentis per consentire la fruizione in sicurezza della spiaggia, per poi assistere impotenti a questi scempi calati dall’alto, senza poterne discutere. Ci siamo riuniti con la direzione dell’Area marina protetta e con gli altri comuni costieri per capire come venirne fuori. La soluzione è quella che il Governo emetta decreti contrari all’eolico. E, nel frattempo, faremo il nostro».

Approvare la mozione?

«L’articolo 3 lettera f dello Statuto e la normativa europea che prevede il ripristino della natura possono impedire tutto questo. Approveremo la mozione quanto prima, perché la Pratobello 2026 rappresenta uno scudo davanti all’assalto, con l’auspicio che la Regione e il Governo ci stupiscano e facciano la loro parte».

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