La Sardegna emette circa 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, con un rapporto tra energia consumata e CO2 emessa superiore del 15% rispetto alla media nazionale. Un dato che pesa in un territorio ancora legato in parte al carbone, e che rende urgente accelerare sulla transizione energetica. In questo scenario, le biomasse residuali – scarti agricoli, forestali e agroindustriali che possono essere utilizzati per produrre energia – emergono come una risorsa concreta. Le prime stime indicano un potenziale di circa 2,5 milioni di tonnellate e una possibile copertura fino al 10% degli usi termici regionali, oggi alimentati da fonti fossili.
Il progetto
Di questo si è parlato ieri nell’aula magna della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, durante l’incontro promosso insieme a Rse - Ricerca sul sistema energetico - nell’ambito del progetto Pnrr e.INS – Spoke 7, dedicato alla transizione verde.
«La ricerca ha messo in evidenza grandi potenzialità per la Sardegna», ha spiegato l’amministratore delegato di Rse, Franco Cotana. «Possiamo trasformare sottoprodotti delle filiere agroalimentari e silvo-forestali in biocarburanti capaci di sostituire i combustibili fossili». Il biometano ottenuto da siero di latte e scarti agroalimentari potrebbe alimentare i trasporti, mentre dalla filiera del legno, attraverso processi di gassificazione, si potrebbe produrre idrogeno in modo continuo durante tutto l’anno.
Il territorio
Ma la partita non è solo energetica. «Si potrebbero creare filiere in grado di incentivare la permanenza dei giovani nelle aree interne», ha aggiunto Cotana. Una gestione attiva delle biomasse forestali significherebbe anche presidio del territorio e prevenzione degli incendi. «Nel 2021, nel Montiferru, sono andati in fumo 13mila ettari, con un rilascio di anidride carbonica paragonabile a quello prodotto in un anno da tutte le auto sarde. Con i cambiamenti climatici – ha ricordato – la frequenza e la vastità dei roghi stanno aumentando».
Secondo il responsabile scientifico dello Spoke 7, il professor Fabrizio Pilo, «le biomasse potrebbero coprire almeno il 10% degli usi termici regionali. La sfida non è solo tecnologica, ma organizzativa: occorre costruire filiere, creare hub territoriali e coinvolgere le imprese».
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