L’audizione dei comitati sulla Pratobello24 non spegne le polemiche. Ed esplode un nuovo caso a Escalaplano

Energia, attivisti contro il piano di “accelerazione” 

Il giorno dopo l’ok, subito un progetto «Rischio polveri sottili dall’eolico» 

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Non si placano le polemiche sull’invasione eolica e fotovoltaica dell’Isola. Gli ultimi eventi, seguiti all’atteso vertice in Consiglio regionale tra gli attivisti e la Quarta e la Quinta commissione, hanno ripristinato distanze che sembravano invece addolcirsi verso una fase di collaborazione: se ci sarà, dipenderà dagli eventi.

La situazione

Le prime fibrillazioni durante le audizioni, quando gli attivisti hanno accusato la politica sarda di aver perso tempo sulla Pratobello24, poi le polemiche sorte per l’approvazione in Giunta, mentre era in corso l’incontro tra i Comitati e le commissioni riunite in seduta congiunta, delle cosiddette procedure di accelerazione. E ieri, in un documento ufficiale, l’assessorato agli Enti locali ha subito dato notizia di un’istanza di concessione su suolo pubblico per la realizzazione di un parco eolico per la produzione di energia da fonti rinnovabili in territorio di Escalaplano in un’area dismessa ma mai bonificata. Gianni Cossu, ingegnere impegnato da tempo al fianco dei comitati, solleva un sospetto: «Questa tempestività è a dir poco strana».

Il provvedimento

La delibera di adozione del Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione terrestri per l’installazione di impianti di produzione e stoccaggio di energia da fonti rinnovabili, in ottemperanza a quanto disposto dalla legislazione nazionale, era stata approvata dall’esecutivo poche ore prima. Le zone di accelerazione sono aree nelle quali è possibile installare impianti con procedure di autorizzazione semplificate e tempi ridotti, mappate e definite dai piani regionali privilegiando superfici industriali, cave e aree degradate. «Il Piano circoscrive le zone di accelerazione alle aree attrezzate a destinazione industriale, artigianale e commerciale, agli edifici, strutture edificate e relative superfici esterne, e alle aree adibite a parcheggi, limitatamente alle strutture di copertura, mentre sono escluse tutte le aree protette dal punto di vista ambientale», spiega l’assessore all’Industria Emanuele Cani in una nota. «Le aree individuate riguardano pertanto siti già compromessi da trasformazioni antropiche, riducendo così al minimo il consumo di nuovo suolo e favorendo il riutilizzo di superfici artificiali». Ma a Escalaplano, come segnalano gli attivisti rifacendosi a uno studio su un’area simile a Sindia, «l’installazione di pale eoliche in un territorio simile potrebbe favorire il rilascio di polveri sottili». Secondo l’ingegnere Cossu, «il rischio sarebbe enorme e degno di segnalazione e di studio prima di avviare ogni intervento». Sarebbe inoltre l’ennesima dimostrazione del fatto che l’Isola è priva di ogni difesa e che anzi, con le procedure di accelerazione, potrebbero essere velocizzate ancor di più quelle pratiche che, in base alla legge nazionale sulle aree idonee, possono essere avviate con un semplice visto.

La strada

«Sempre che la Regione non decida di impugnare la legge davanti alla Consulta», fa notare Davide Fadda del Presidio del Popolo sardo, «e i Comuni presentino una variante al Puc per adottare l’articolo 3 lettera f dello Statuto sardo e il regolamento europeo silla natura».

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