La Consulta.

Emigrati, marcia indietro dell’assessora 

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Nella Consulta regionale per l’emigrazione resta tutto com’è. Desirè Manca, l’assessora al Lavoro che sovrintende l’organizzazione dei circoli sardi fuori dall’Isola, ha sospeso la propria delibera con la quale revocava l’incarico a uno degli esperti. Era il 25 marzo scorso e l’esponente della Giunta votava insieme al resto ai colleghi il benservito ad Aldo Aledda, indicato a febbraio 2025 dalla presidente Todde, con un decreto ad hoc.

Aledda era messo alla porta per «il venir meno degli elementi di natura fiduciaria che connotano la nomina», si leggeva in un passaggio del documento, il numero 14/18. Certo, sarebbe servito il benestare del Consiglio regionale per far diventare operativa quella decisione. Ma alla ratifica da parte dell’Aula non si è mai arrivati. Per una ragione: dalla Sesta commissione, il parlamentino che si occupa anche di Emigrazione e dove i provvedimenti normativi approdano prima di essere votati dall’Assemblea, è arrivato il parere negativo. «L’istruttoria – si ricostruisce dal sito del Consiglio – evidenzia dubbi di legittimità» sulle ragioni della revoca dell’incarico. «La delibera» risulta «carente per quanto riguarda la motivazione e non dà conto della procedura seguita. Inoltre è valutata non conforme rispetto a quanto stabilito dalla legge regionale 11/1995», sulla decadenza degli organi amministrativi. Manca, quindi, si è vista costretta al passo indietro: per come sono andate cose in commissione, sul siluramento dell’esperto avrebbe incassato una bocciatura e la conta dei voti si sarebbe convertita in una sfiducia all’assessora.

Il caso Aledda già a marzo non aveva tardato a diventare politico. Sull’esclusione dell’esperto prese posizione l’ex presidente del Consiglio regionale parlando di «procedura da chiarire sotto il profilo della legittimità». Pais è tornato alla carica adesso che Manca ha sospeso il proprio provvedimento. «Lo avevo denunciato sin dal primo momento che si trattava di un atto contrario alla legge: un vero e proprio abominio giuridico, fondato su motivazioni inconsistenti e pericolosamente orientato a introdurre logiche di partito in un organismo che, per sua natura, deve restare autonomo e libero da condizionamenti politici. L’epurazione del dottor Aledda resta un fatto grave: non si può pensare di rimuovere figure di alto profilo per ragioni che nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico». ( al. car. )

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