Nell’Isola mancano all’appello 1.500 professionisti

Emergenza infermieri  e pazienti in corridoio: «Ospedali al collasso» 

La denuncia del sindacato NurSind: «Al Brotzu Medicina fuori controllo» 

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«Se continua così devo chiudere il reparto», dice un primario del Brotzu. «Dovremmo incrementare il numero di posti letto per allargare l’attività con nuove cure: al momento non possiamo farlo, manca il personale», sottolinea un altro medico. Il problema della carenza di infermieri è ormai gravissimo, nel più grande presidio della Sardegna che comprende gli ospedali San Michele e Businco (dove anche quelli in servizio se ne vogliono andare – e in tantissimi lo hanno fatto, approfittando dell’ultimo concorso) ma il deficit pesante si registra anche a Sassari e in tutti gli altri centri. Certo, il dramma è a livello nazionale, ma nell’Isola è amplificato e si somma a tutto quello che non funziona nella sanità pubblica.

La denuncia

«La Medicina generale 1 dell’Arnas è fuori controllo», denuncia Fabrizio Anedda, segretario territoriale del NurSind Cagliari, «i pazienti soffrono e le condizioni di lavoro degli infermieri non consentono di erogare l’assistenza adeguata». Il sindacato si appella alla presidente della Regione e assessora alla Sanità Alessandra Todde: «Nel reparto c’è un numero di ricoverati molto superiore rispetto a quello previsto dall’accreditamento, molti sono sistemati su barelle nei corridoi, senza sistemi di chiamata, fonte di ossigeno centralizzato, comodini e tutto ciò che serve nella degenza, dunque, senza privacy e cure dignitose. Di fatto viene precluso anche l’agevole uso dei bagni. Le barelle sono disposte lungo le corsie a formare una sorta di trenino, ostacolando così il passaggio dei carrelli, dei letti/barelle o elettromedicali, e intralciando le normali attività assistenziali. E in tutto ciò, il personale infermieristico è nettamente inferiore rispetto alle esigenze e agli accreditamenti minimi di riferimento».

I numeri

In sostanza, ci dovrebbe essere un rapporto infermiere/paziente di uno a sei, mentre si arriva spesso a uno ogni 15 degenti. La Fnopi (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) e i sindacati stimano che manchino 1.500 unità per raggiungere gli standard nazionali, già bassi. L’età media di quelli al lavoro è di oltre 50 anni, nei prossimi due anni ne andranno in pensione almeno il 20% e non saranno sostituiti, perché la professione non è più appetibile per i giovani, in migliaia si cancellano dall'Albo ogni anno, a causa di stipendi inadeguati e condizioni di lavoro troppo stressanti.

Prosegue Anedda: «In questa situazione, oltre a essere troppo pochi, gli infermieri vengono sistematicamente distratti per le terapie dei degenti ricoverati in appoggio in altri reparti per carenza di posti letto, una realtà molto critica e pericolosa, sia per i ricoverati che per gli operatori». Ecco perché – aggiunge il sindacato – «i professionisti, alla prima occasione, vogliono andare via, e la volontà di cambiare azienda non sta certo nella mancanza di spirito di sacrificio e amore verso il proprio lavoro, semmai è proprio il contrario».

Non ci sono Oss

Protesta anche il sindacato Nursing Up: «Così non si può più andare avanti», sottolinea il segretario regionale Diego Murracino, «le carenze di organico in tutti i reparti di degenza, i turni instabili, i continui straordinari e prestazioni aggiuntive, il ricorso alle doppie notti, hanno creato una situazione insostenibile, resa ancora più pesante dall’assenza di Oss, molti dei quali sono stati licenziati il 31 dicembre, al termine dei cantieri occupazionali. La crisi del personale infermieristico non può essere minimizzata, il fatto che decine di professionisti abbiamo scelto di abbandonare l’Arnas per andare alla Asl è indicativo».

Le assunzioni

Il direttore generale dell’Arnas Maurizio Marcias prova a tamponare le falle: «A breve assumeremo a tempo determinato 72 giovani che si sono laureati a novembre, appena iscritti all’Ordine, e li manderemo subito nei reparti. Forze fresche, che daranno un po’ di ossigeno dopo gli ultimi abbandoni».

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