In fila, immobili, accalcati: anche ieri mattina si sono vissuti disagi da controesodo all’aeroporto “Mario Mameli” di Elmas. Nell’area partenze, superato il varco per gli imbarchi, ci si muoveva di pochi centimetri per volta. Una scena che si è già ripetuta più volte nell’ultima parte di quest’estate caratterizzata da presenze turistiche da record. Sogaer, la società che gestisce lo scalo, ammette il problema: «Il fenomeno è dovuto a un traffico di passeggeri molto superiore alle più rosee previsioni. Stiamo sperimentando picchi altissimi».
Previsioni da rivedere
Claudia Camedda, segretaria generale della Fit Cisl Sardegna, concorda: «Le lunghe file che si stanno verificando in aeroporto non sono un fenomeno nuovo: purtroppo si ripresentano ciclicamente, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso. E sono anche prevedibili». Un’occhiata al tabellone delle partenze di ieri pomeriggio: «Ci sono molti voli in concomitanza. In un’ora è previsto l’imbarco di almeno 1.500 passeggeri. È evidente che l’aeroporto gestisce volumi di traffico molto superiori rispetto a quelli per i quali era stato originariamente dimensionato: circa 3,5 milioni di passeggeri». Una cifra incomparabile con la realtà attuale: da due anni lo scalo di Elmas è stabilmente sopra quota 5 milioni, e quest’anno se ne prevedono almeno 5,4. «Con questi numeri – riflette Camedda – l’attuale configurazione dei controlli finisce per creare un vero e proprio collo di bottiglia, con conseguenze inevitabili sui tempi di attesa. Non possiamo limitarci ogni anno a gestire l’emergenza. Se i passeggeri continuano a crescere, anche infrastruttura e sistemi di controllo devono essere adeguati di conseguenza: servono investimenti e una programmazione lungimirante, perché un aeroporto che vuole sostenere lo sviluppo della Sardegna deve essere messo nelle condizioni di farlo, garantendo al tempo stesso efficienza e qualità del servizio ai viaggiatori».
Il dialogo con Sogaer
Sono questioni che i sindacati hanno sottoposto al nuovo amministratore delegato di Sogaer e Sogaer security, Riccardo Kustermann, fin dal primo incontro: «E Kustermann – rivela Arnaldo Boeddu, segretario generale della Filt Cgil Sardegna – non stava certo aspettando noi perché sollevassimo il problema: ne è ben consapevole e ci ha ribadito che prenderà delle iniziative in merito. Servono più varchi e più personale». I varchi, ovvero gli archi-metal detector sotto i quali è obbligatorio passare prima di accedere all’area “sterile”, al momento sono quattro, e gli addetti alla sicurezza sono circa 150. «Non bastano», insiste Boeddu.
Il nodo delle procedure
Già nelle giornate più critiche di fine agosto le code avevano raggiunto dimensioni particolarmente rilevanti, con attese ai controlli che nelle ore di punta avevano superato la mezz’ora. A complicare le operazioni c’è anche la tecnologia utilizzata: ai varchi sono ancora necessarie procedure che impongono ai passeggeri di estrarre da borse e trolley liquidi, tablet e computer. Tra le ipotesi indicate nelle scorse settimane dai sindacati c’è quindi anche quella di dotare lo scalo di scanner di nuova generazione, capaci di rendere più rapidi i controlli senza rinunciare alla sicurezza.
Organico insufficiente
Recuperare nuovo personale non è semplice né immediato: «Devono essere guardie giurate, anche se non armate, avere una certa formazione, anche linguistica. Una parte deve essere necessariamente composta da donne. Parliamo di mansioni impegnative, con turni pesanti perché ormai gli aerei viaggiano a tutte le ore, e la retribuzione è poco attrattiva: dai 1.600 euro al mese in giù».
Il fattore tempo
L’auspicio della Cgil è che Sogaer si muova rapidamente: «All’orizzonte, passati i mesi prevedibilmente più tranquilli di ottobre e novembre, ci sono già i viaggi per Natale e Capodanno», ammonisce Boeddu. «E oggettivamente queste scene sono inaccettabili. Per anziani, bambini e disabili è molto gravoso stare in piedi per tanto tempo».
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