La fondazione.

Elisa: «La musica è un veicolo per la natura»  

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L’uso del biofuel per l'energia del suo concerto del 2025 a San Siro; il progetto di riqualificazione con la fitobonifica di un’area inquinata a Milano che diventerà un parco sonoro; murales che uniscono il valore ambientale alla partecipazione di ragazzi con storie difficili; l’agricoltura rigenerativa. Sono solo alcuni degli ambiti nei quali agisce la Fondazione Lotus lanciata un anno fa da Elisa Toffoli, protagonista con un incontro dedicato al suo impegno per l'ambiente a “Il libro possibile”, il festival sostenuto da Pirelli, giunto alla 25ª edizione, che ha appena concluso a Polignano la sua prima parte (la seconda si svolgerà a Vieste dal 21 al 25 luglio). «Per me oggi è importantissimo non escludere più l’arte e la musica dalla sostenibilità, dall’ecologia profonda e viceversa - sottolinea la cantautrice dialogando sul palco con il divulgatore e attivista Andrea Grieco, davanti a una piazza piena -. Forse anche un po’ per i contenuti di quello che ho sempre fatto, che portano un messaggio emozionale».

La musica «per me è un veicolo, lo è sempre stata. Nei miei testi parlo di connessione, di rinascita, di forza, di spiritualità, di valori; trovavo però sempre più impossibile da accettare il fatto che ci fosse uno scollamento fra questa parte di ciò che faccio e la natura ». Anche se «da molti avanti cerco di portare avanti piccole azioni concrete, come utilizzare macchine ibride durante i tour, fare packaging dei dischi plastic free, utilizzare carta riciclata...». Però «mi sono resa conto di quanto fosse importante creare una rete, per riuscire ad essere molto più efficace, e avere dei risultati molto più incisivi».

La decisione di creare la fondazione è stata molto meditata «sia per l'impegno che richiedeva, sia perché ci sentiamo tutti giudicati in questa epoca, dai cosiddetti “leoni da testiera”, che spesso invece di apprezzare delle azioni positive, le attaccano». Tuttavia «ho sentito che per me fosse un passo necessario». Non mancano «le difficoltà ma le persone sono molto pronte (sulla coscienza ambientale, ndr) i giovani soprattutto, mentre i politici lo sono molto meno. Questo perché a dominare è ancora un modello di economia basato solo sul fare soldi, non sul preservare un equilibrio, un benessere che si rivolge alla comunità e da cui potrebbero trarre beneficio molte più persone».

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