L’intervista.

«Ecco perché l’oceano fa paura» 

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Dal 2003, ogni anno, l’avvocato cagliaritano e istruttore subacqueo Carlo Fancello, 67 anni, trascorre due settimane alle Maldive insieme a un gruppo di appassionati sardi. «Torniamo sempre lì per i colori e la fauna di un mare straordinario, completamente diverso dal Mediterraneo», racconta.

La notizia della morte dei cinque sub italiani nella grotta sotto l’oceano Indiano lo ha profondamente colpito. «Alle Maldive vigono norme rigidissime: è un Paese che vive di turismo subacqueo. Non è corretto fare processi in tv o sui giornali, e le autorità maldiviane stanno conducendo un’inchiesta molto rigorosa. Posso solo dire che in un mare così aperto e complesso – le grotte di Alimathà si trovano nel mezzo di una pass oceanica – seguire le procedure internazionali è ancora più importante, soprattutto per immersioni che vanno oltre quelle ricreative».

Il primo punto, spiega Fancello, riguarda la profondità: «La grotta si trova a 62 metri, ma alle Maldive il limite massimo consentito è di 30. Le condizioni sono molto diverse da quelle del mare italiano: l’oceano non permette l’uso di un cavo di sicurezza per la discesa e la risalita controllata, né di una cima su cui posizionare bombole di emergenza per la decompressione. La barca resta nei paraggi, certo, ma non può garantire un soccorso immediato. Serve la massima prudenza».

Ancora più stringente deve essere la pianificazione quando si entra in ambienti chiusi: «In una grotta buia e stretta tutto dev’essere programmato con precisione: dalla miscela nelle bombole alla configurazione dell’attrezzatura, che non può essere quella standard delle immersioni ricreative».

Fancello sta seguendo l’evoluzione dell’inchiesta attraverso siti specializzati, giornali e tv. «Il console italiano ha riferito che solo tre persone erano autorizzate a effettuare quell’immersione e che non era presente alcuna guida maldiviana. Gli istruttori locali sono solitamente molto rigorosi nel rispetto delle norme, anche perché le autorità sono severissime quando le procedure non vengono osservate».

Poi una riflessione finale: «Immergersi alle Maldive è un’esperienza unica, ma non bisogna mai rischiare. L’oceano – come il mare in generale – non perdona».

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