L’evento.

È la notte delle stelle cadenti E ora esprimete un desiderio 

Manuel Floris ci racconta San Lorenzo tra scienza e sogno 

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Da millenni l’umanità interroga le stelle alla ricerca di risposte sul proprio destino, e da secoli associamo alla notte di San Lorenzo a possibilità di intercettare una stella cadente e poter esprimere un desiderio. Il cristianesimo ha associato questo fenomeno alle lacrime di un suo santo; nell’antica Roma, invece, era considerato il seme del dio Priapo che, con queste scie luminose, fecondava la terra per propiziarne i raccolti. Ne abbiamo parlato con Manuel Floris, astrofisico e direttore dell’Osservatorio Astronomico de L’Unione Sarda.

Dottor Floris, domani milioni di persone alzeranno gli occhi al cielo sperando di cogliere la scia di una stella.

«In realtà la notte in cui ci saranno più stelle cadenti di questo sciame chiamato Perseidi è il 12 agosto; la tradizione lo fissa al 10 associandolo a San Lorenzo, che proprio il 10 venne arso vivo su una graticola dai romani, in virtù delle lacrime che avrebbe pianto mentre veniva martirizzato e si trasformarono in queste scie luminose. Tra l’altro, quest'anno il 12 agosto coincide con l'eclisse di sole, quindi per gli amanti dell’astronomia sarà un giorno molto speciale».

Ma cosa sono davvero le stelle cadenti?

«Fondamentalmente si tratta di frammenti di ghiaccio e polvere prodotti dal passaggio della cometa Swift-Tuttle che, avvicinandosi al sole, dissolve una parte del materiale di cui è composta. A contatto con lo spazio, però, il ghiaccio di cui è fatta torna a congelarsi: nelle notti d'agosto la Terra intercetta questi frammenti che entrando in contatto con l'atmosfera si dissolvono, regalandoci incredibili scie chiamate anche Perseidi, perché provengono dalla costellazione di Perseo. Osservando quel radiante, possiamo assistere a picchi di 150 stelle cadenti all’ora nella notte del 12 agosto. Pochi sanno che fu Giovanni Virginio Schiaparelli, un importante astronomo italiano, che aveva scoperto anche i canali di Marte, ad associare nel 1862 le Perseidi con il passaggio della cometa».


Consigli per aumentare la probabilità di cogliere una stella cadente?

«Mettersi in un luogo buio, spegnere gli smartphone e dedicarsi al cielo, magari da sdraiati, e non focalizzarsi su una direzione specifica ma guardare in alto, magari volgere uno sguardo un po' più verso sud, perché in quella direzione tendono ad avere una scia più lunga».

Cos'è che ci perdiamo invece nei restanti 364 giorni dell’anno? 


«La via Lattea, uno spettacolo che ormai è perso perché in tanti luoghi non si vede più. Ci perdiamo la visione di nebulose, masse di stelle che con un piccolo binocolo già iniziano a vedersi. E poi di “stelle” ne cadono tutto il resto dell’anno: a fine luglio, per esempio le Delta Aquaridi, che sono molto più brillanti anche se meno numerose».

C’è qualcosa che le chiedono ogni anno e che le strappa un sorriso?

«Mi fa sorridere quando mi chiedono “osserveremo le stelle cadenti al telescopio?” In realtà è l'unica cosa che non possiamo osservare dal telescopio, perché la probabilità di intercettare una stella cadente al telescopio è molto bassa; per cui, lo strumento migliore per osservarle, è l'occhio umano. Al massimo, si possono usare macchine fotografiche in grado di inquadrare una buona porzione del cielo».

Metta un attimo da parte la scienza: se stasera, alzando gli occhi al cielo, potesse esprimere un desiderio?

«Chiederei che tutti i soldi che spendiamo in armi vengano destinati alla salute dell'uomo e alla ricerca scientifica».

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