Se il mondo corre nella stessa direzione - imporre il divieto di utilizzo dei social ai minori - l’Italia è ferma. Almeno al 2024. Più precisamente al disegno di legge bipartisan - tutt’oggi bloccato al Senato - con prime firmatarie la senatrice Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia (Pd). Il provvedimento in questione mirava, tra le altre cose, a introdurre il divieto ai minori di 14/15 anni di utilizzare i social network, con obbligo di verifica dell’età imposto alle piattaforme, così come stabilito nel modello australiano. Regole anche per i baby influencer e un sistema di segnalamento immediato per bambini e ragazzi. Ma nonostante l’approvazione di tutti i gruppi politici e il tempo trascorso, non si è arrivati a nulla di concreto. Incastrato alla Camera c’è anche la proposta di Matteo Richetti (Azione), sposata da Italia Viva, con la quale si ipotizzava la messa al bando degli under 13 dai servizi di comunicazione elettronica, e il consenso dei genitori obbligatorio per chi ha tra 13 e i 15 anni. Sulla stessa linea i provvedimenti a firma Gilda Sportiello e Angelo Bonelli, rispettivamente M5S e Verdi. Nel 2025 ci hanno provato pure il leghista Alberto Stefani e il collega Fdl Riccardo Zucconi, ma non si è ancora riusciti ad andare oltre la fase delle proposte e intenzioni. Così, mentre mezzo pianeta accelera e la Francia sembra pronta a guidare la rivoluzione in campo digitale, il dibattito è apertissimo e l’immobilismo di Roma fa decisamente più clamore. ( sa. ma. )
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